Economia

Pace (fiscale) tra Salvini e Di Maio: sparisce il condono? Ni, Giggino fregato un’altra volta

Alla fine è arrivato l’accordo sul condono fra Lega e 5 stelle sul decreto fiscale dopo lo scontro degli ultimi giorni. La quadratura del cerchio è arrivata con lo stralcio del cosiddetto condono penale e la scomparsa dello scudo fiscale, ma solo per i capitali dall’estero. Un compromesso, insomma, una fregatura a metà. Dopo tre ore di prevertice a tre tra il premier Giuseppe Conte e i due vice Luigi Di Maio e Matteo Salvini, si è arrivati all’intesa che ha sbloccato la crisi nella maggioranza.

Il premier Conte, in conferenza stampa, ha parlato di una “dichiarazione integrativa che riguarda il 30% in più di quanto già dichiarato con il tetto di 100.000 euro per anno d’imposta: nessuno scudo fiscale all’estero”. Secondo il premier la causa di non punibilità in precedenza prevista avrebbe dato “un segnale di fraintendimento”.

Nel corso del Consiglio dei ministri Conte ha riferito ai ministri di quanto avvenuto al vertice europeo e negli incontri bilaterali con Angela Merkel (Germania) ed Emmanuel Macron (Francia). “In Europa c’è un clima di disponibilità al dialogo che noi abbiamo ribadito visto che riconosciamo il ruolo degli interlocutori europei” ha detto Conte. Linea ribadita da Salvini: “Non c’è e non ci sarà nessun proposito di uscire dall’Unione e dal sistema della moneta unica. In questo continente ci stiamo bene”.

Dopo le tensioni dei giorni scorsi, Matteo Salvini si è presentato così in conferenza stampa: “Finalmente si chiudono due o tre giorni surreali: nessuno aveva intenzione di ‘scudare’ e regalare. Ma non tutto il male viene per nuocere”.

Abbandonati i propositi di denuncia alla magistratura, Luigi Di Maio sposa il nuovo decreto: “Potenziamo lo strumento di saldo e stralcio delle cartelle Equitalia per tutte le persone in difficoltà. Abbiamo ribadito all’unanimità nel Cdm che non c’è alcuna volontà di favorire chi ha capitali all’estero. Grazie a questo decreto nasce oggi uno Stato amico che aiuterà la parte più debole dei contribuenti”. Pare vero… Quindi, cosa resta?

• Intatta la dichiarazione integrativa “speciale” con cui è comunque possibile fare emergere il nero non dichiarato. Punto difficile da digerire per la base M5S e di cui non c’è traccia nel contratto di governo. • Lo stralcio integrale delle cartelle sotto i mille euro del periodo 2000-2010 • La rottamazione delle cartelle (già prevista da Renzi e Gentiloni) ma con rate più favorevoli di quelle precedenti. • La possibilità di estinguere i procedimenti tributari pagando solo la metà di quanto dovuto per interromperli dopo il primo grado o il 20% per evitare la Cassazione.

 

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