L’Assemblea pubblica di Confindustria 2026, andata in scena alla Nuvola di Roma, non è stata soltanto uno degli appuntamenti più importanti per il mondo delle imprese italiane.
Per molti osservatori ha rappresentato qualcosa di più profondo: il ritorno della questione industriale al centro del dibattito politico nazionale.
Per anni il confronto pubblico italiano è stato dominato soprattutto da temi finanziari, vincoli di bilancio, bonus, emergenze e crisi contingenti. Oggi invece l’industria, la competitività, l’energia, l’innovazione e la capacità produttiva del Paese stanno tornando progressivamente al centro della discussione.
Ed è proprio questo il significato più interessante dell’assemblea guidata dal presidente Emanuele Orsini.
Alla Nuvola si sono riuniti oltre duemila partecipanti, con una presenza istituzionale ai massimi livelli: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i presidenti delle Camere, numerosi ministri e gran parte del sistema economico italiano.
Ma al di là dei numeri e della rappresentanza politica, il messaggio emerso è stato molto chiaro: l’Italia rischia di perdere competitività se non affronta rapidamente le grandi trasformazioni industriali che stanno ridefinendo il mondo.

L’industria non è più soltanto economia: è diventata una questione strategica
Uno dei temi più forti emersi durante l’assemblea riguarda il cambiamento dello scenario globale.
Negli ultimi anni il mondo è entrato in una fase completamente diversa rispetto a quella della globalizzazione classica.
La pandemia, la guerra in Ucraina, la competizione tra Stati Uniti e Cina, la crisi energetica e la corsa all’intelligenza artificiale hanno riportato al centro una parola che sembrava quasi superata: industria.
Per decenni l’Occidente ha ragionato soprattutto in termini di mercati globali e delocalizzazione produttiva. Oggi invece le grandi potenze stanno tornando a investire direttamente in capacità industriale, infrastrutture strategiche, energia e tecnologie avanzate.
Ed è proprio dentro questo nuovo scenario che Confindustria sta cercando di riposizionare il dibattito italiano.
Il nodo della competitività europea
Gran parte degli interventi ruota attorno a una preoccupazione sempre più evidente: il rischio che l’Europa perda terreno rispetto a Stati Uniti e Cina.
Negli ultimi anni Washington ha investito centinaia di miliardi di dollari in industria, semiconduttori, energia e intelligenza artificiale.
La Cina, dal canto suo, continua ad accelerare sulla produzione industriale, sulle materie prime strategiche e sulle nuove tecnologie.
L’Europa invece appare spesso più lenta, più frammentata e appesantita da costi energetici molto più elevati rispetto ai concorrenti globali.
Per il sistema industriale italiano questa è probabilmente la questione più delicata dei prossimi anni.
Perché la competitività non dipende più soltanto dalla qualità delle imprese, ma sempre di più dal contesto in cui quelle imprese operano.
Energia: il vero tema strutturale
Tra i temi che emergono con maggiore forza c’è quello energetico.
La crisi degli ultimi anni ha mostrato quanto il costo dell’energia possa influenzare direttamente la competitività industriale.
Molte aziende italiane ed europee continuano a sostenere costi energetici molto superiori rispetto ai concorrenti americani.
Questo diventa particolarmente problematico nei settori ad alta intensità energetica, dove la differenza di costo può incidere direttamente sulla capacità di competere nei mercati internazionali.
Per questo Confindustria insiste sempre più sulla necessità di costruire una strategia energetica stabile, capace di garantire sicurezza degli approvvigionamenti e prezzi competitivi per il sistema produttivo.
L’intelligenza artificiale e il rischio del ritardo europeo
Un altro punto centrale riguarda la trasformazione tecnologica.
L’intelligenza artificiale non viene più considerata soltanto una questione legata al settore digitale.
Oggi l’AI viene vista come una tecnologia destinata a modificare produttività, manifattura, logistica, servizi, finanza e ricerca industriale.
Ed è proprio qui che emerge una delle principali preoccupazioni del sistema produttivo europeo: il rischio che Stati Uniti e Cina costruiscano il futuro tecnologico globale mentre l’Europa rimane soprattutto il luogo della regolamentazione.
Il problema non riguarda soltanto le Big Tech. Riguarda la capacità del continente di mantenere autonomia industriale e tecnologica nei prossimi decenni.
La crescita dimensionale delle imprese

Tra i temi affrontati emerge anche una questione storicamente italiana: la dimensione delle imprese.
Il tessuto produttivo nazionale continua a essere caratterizzato da una fortissima presenza di piccole e medie imprese, che rappresentano uno dei punti di forza dell’economia italiana ma anche uno dei suoi principali limiti strutturali.
Molte aziende eccellono nella qualità produttiva e nell’export, ma faticano a raggiungere dimensioni sufficienti per competere nei grandi investimenti globali richiesti dalla nuova economia tecnologica.
Per questo il tema della crescita dimensionale viene sempre più spesso collegato alla capacità dell’Italia di affrontare le sfide future.
Il ritorno della politica industriale
Forse l’aspetto più interessante dell’assemblea riguarda però il cambiamento culturale che emerge dal dibattito economico.
Per molti anni la politica industriale sembrava quasi una categoria superata.
Oggi invece torna al centro della discussione pubblica.
Stati Uniti, Cina e perfino l’Europa stanno progressivamente tornando a utilizzare strumenti pubblici per sostenere settori strategici, ricerca, energia e innovazione.
Questo significa che la competitività non viene più vista soltanto come risultato del mercato, ma anche come conseguenza di scelte strategiche nazionali e continentali.
Ed è esattamente dentro questa trasformazione che si inserisce la nuova linea di Confindustria.
Il messaggio di Orsini

Nella relazione del presidente Emanuele Orsini emerge soprattutto una richiesta: affrontare le trasformazioni globali con una visione di lungo periodo.
Competitività, innovazione, energia, attrattività industriale e capacità produttiva vengono presentati come elementi strettamente collegati.
Il messaggio è chiaro: l’Italia non può limitarsi a gestire le emergenze, ma deve costruire una strategia industriale capace di accompagnare il Paese dentro la nuova fase economica globale.
Il cambiamento
L’Assemblea Confindustria 2026 ha mostrato come il dibattito economico italiano stia progressivamente cambiando.
Energia, industria, tecnologia, competitività e innovazione stanno tornando al centro della discussione politica in un momento in cui gli equilibri globali vengono ridefiniti dalla competizione tra grandi potenze economiche.
Il messaggio emerso dalla Nuvola di Roma è che la sfida non riguarda soltanto la crescita del PIL o i dati congiunturali.
Riguarda il ruolo che l’Italia riuscirà a mantenere dentro la nuova economia mondiale che si sta formando.
Ed è proprio questa la questione che oggi preoccupa sempre di più imprese, istituzioni e sistema produttivo: capire se il Paese riuscirà a restare protagonista delle trasformazioni industriali del XXI secolo o se rischierà progressivamente di subirle.