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Quirinale, M5S spaccato: Conte e Di Maio divisi sul nome di Draghi

Nervi tesi nel M5S tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. I due big pentastellati avrebbero avuto un “confronto serrato” nel corso della riunione convocata lunedì 24 gennaio. A raccontarlo è Enrico Mentana. Il direttore del tg di La7 legge un flash dell’agenzia Adnkronos durante la diretta della sua maratona dedicata alle elezioni presidenziali. E, dalla ricostruzione di quanto accaduto, emergono fortissime frizioni tra i due. Anche se non ancora uno scontro aperto.

M5S diviso su Draghi al Quirinale

“Il veto su Mario Draghi al Colle continua a dividere il leader del M5S Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. – Mentana legge la ricostruzione dell’Adnkronos – Ieri, raccontano fonti dei 5 Stelle presenti alla riunione, il tema sarebbe stato a lungo dibattuto tra i due nella cabina di regia convocata in serata. Nessuno scontro, hanno assicurato. Ma un confronto serrato, un botta e risposta tra i due che ha monopolizzato parte della riunione. – prosegue il direttore – Conte, raccontano, avrebbe spiegato che il veto non è sulla persona”.

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio e Luigi Di Maio, Ministro degli Esteri durante la discussione sulla fiducia al nuovo governo nell’aula del Senato, Roma 10 settembre 2019. ANSA/FABIO FRUSTACI

“Perché il profilo di Draghi è alto e autorevole. Ma sarebbe un errore spostarlo da Palazzo Chigi, dove è stato messo per una missione che ancora da portare a termine: lotta alla pandemia e Pnrr. Oltre a rimarcare come sarebbe difficile per il M5S entrare in un nuovo governo. – prosegue Mentana – Perché se Draghi salisse davvero al Colle, allora verrebbe meno il motivo che ha giustificato, anche agli occhi degli elettori pentastellati, la nascita di un governo di unità nazionale”.

LUIGI DI MAIO e GIUSEPPE CONTE

“Di Maio, dal canto suo, avrebbe rimarcato come mettere veti sarebbe un errore. – ecco la posizione del numero 2 pentastellato – Perché il rischio è che il Movimento ne esca isolato e con le ossa rotte. Se Draghi resta a Palazzo Chigi, avrebbe ricordato Di Maio per far comprendere come il suo non sia un ragionamento di convenienza, io resto al mio posto al ministero degli Esteri. Nessuna frizione, ma un confronto politico serrato. Dove però è difficile trovare un punto di incontro, perché ognuno sarebbe convinto delle proprie ragioni. Conte è fermo sulla volontà di non cedere. Draghi al Quirinale non lo vuole, raramente l’ho visto così convinto, spiega un presente”, conclude Mentana.

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