Giustizia

Caso Di Matteo, Conte telefona a Bonafede: “Piena fiducia”

Alla fine la telefonata tra il premier Giuseppe Conte e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede c’è stata. Dopo le dure accuse nei confronti del Guardasigilli mosse dal magistrato Nino Di Matteo, il quale ha accusato pubblicamente il responsabile della Giustizia di avergli prima proposto, nel 2018 (governo Lega-M5S), il posto di capo del Dipartimento delle carceri, ma di aver fatto poi marcia indietro – questa la ricostruzione del magistrato – alla luce delle registrazioni della polizia penitenziaria di importanti boss che temevano l’arrivo di Di Matteo al Dap. Si tratta di registrazioni, viene sottolineato in ambienti di governo come sostenuto dallo stesso Bonafede, di cui il Guardasigilli era già a conoscenza prima di proporre a Di Matteo di entrare in squadra.

A quanto apprende l’Adnkronos, dunque, il presidente del Consiglio ha voluto gettare acqua sul fuoco e si è sentito in giornata con il ministro Bonafede per ribadirgli “piena fiducia per il suo operato”. Conte, che già all’epoca dei fatti denunciati da Di Matteo era presidente del Consiglio, “ha ricordato al ministro di essere stato da lui informato dell’intenzione di coinvolgere il dott. Di Matteo in una posizione di rilievo. Pensare che questa possibilità di collaborazione del dott. Di Matteo con il ministero della Giustizia non si sia concretizzata per il presunto condizionamento subito dal ministro per effetto di affermazioni pronunciate da qualche boss mafioso è fuori dalla realtà”, la difesa a spada tratta del premier.

Non solo: “A dimostrarlo ci sono anche le concrete iniziative del ministro Bonafede nel campo della lotta alla mafia”, ha rimarcato inoltre il premier, ribadendo la “piena fiducia” nei confronti di Bonafede. Il duro attacco dell’ex pm antimafia di Palermo contro il Guardasigilli, andato in scena ieri sera nel corso della trasmissione ‘Non è l’arena’ di Massimo Giletti, è stata al centro della giornata polemica, con Bonafede nel mirino dell’opposizione e non solo, visto che anche Matteo Renzi ha chiesto chiarezza sulla vicenda.

“L’idea trapelata secondo cui mi sarei lasciato condizionare dalle parole pronunciate in carcere da qualche boss mafioso è un’ipotesi tanto infamante quanto infondata e assurda”, scrive su Facebook il Guardasigilli. “Si è tentato di far intendere che la mancata nomina, due anni fa, del dottor Nino Di Matteo, magistrato antimafia e attuale membro del Csm, quale Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria fosse dipesa da alcune esternazioni in carcere di mafiosi detenuti che temevano la sua nomina. Io ho sempre agito a viso aperto”, conclude Bonafede.

 

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