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Il tutti contro tutti di ieri: Conte evoca la crisi, Di Maio e Salvini litigano via Facebook

Cosa ci resta dell’infuocata giornata politica di ieri? Conte ha riferito in Parlamento, il Movimento 5 Stelle ha fatto un gran casino, Salvini è scappato dalle interrogazioni dei senatori e il PD ha silenziato Renzi. Poi, alle 19, lo stesso Renzi è apparso in diretta Facebook. E allo stesso orario (lui lo aveva annunciato dalla mattina) sono andati in diretta social anche Salvini e Di Maio. Ma la folle giornata politica di ieri può essere letta in mille modi. Il M5s era molto irritato con Conte per il modo in cui ha comunicato il sì alla Tav e per come la Lega ha subito cavalcato questa svolta, dicendo “adesso rimuoviamo tutti gli altri no alle opere”.

In Piemonte sono esplose le rivolte, e in senato i grillini hanno abbandonato l’aula mentre Conte riferiva. A sua volta Conte – esterrefatto di fronte alla scena – se l’è presa a morte con questa scelta, e lo ha detto a brutto muso al capo dei senatori M5S Patuanelli, e poi a Di Maio, costretto poi a precisare che la protesta non era contro il premier ma contro chi non ha voluto spiegare i fatti russi, cioè Salvini. E via di nuovo con la telenovela stile Beautiful tra Di Maio e Salvini che litigano, si lasciano e poi si rimettono insieme.

Ma la verità è che il Movimento doveva dare un segnale alla sua base infuriata per la svolta subita (l’ennesima dopo Tap e Ilva). Conte a sua volta ha cercato di non calcare la mano sul Russiagate, proteggendo Salvini, ma ha di fatto certificato che in ogni occasione “il signor Savoini” aveva la copertura e l’invito del ministro degli interni. Ma è su un altro aspetto che Salvini si è davvero infuriato con Conte. E la Russia non c’entra niente…

Il premier, infatti, ha detto che sarebbe tornato in aula al senato a riferire “nel caso maturino le condizioni per una cessazione anticipata del mio incarico”. Un segnale quasi incomprensibile, che ha fatto scattare l’allarme nell’ufficio del leader leghista. E Salvini ha subito mandato un altolà: “Non pensi di andarsi a cercare una nuova maggioranza come si va a funghi in Trentino”.

Ma, a completare il giro, ieri si è rispaccato pure il Pd: perché Renzi voleva intervenire in aula e non glielo hanno permesso, perché Zingaretti ha twittato che dopo le scene del senato il governo è ormai in crisi, e subito dopo invece il capogruppo Marcucci ha annunciato la mozione di sfiducia individuale contro Salvini, e Renzi ha completato il quadro dicendo che semmai la mozione di sfiducia doveva essere il primo passo, e si è perso un tempo di gioco. E su questo difficile dargli torto. Del resto lui l’aveva promossa prima, ormai, sembra che il treno sia passato e il Pd l’abbia perso. Ma staremo a vedere.

A questo proposito Salvini ha commentato: “Alle chiacchiere del Pd rispondiamo con l’Italia dei sì”. E sulla Tav: “Riusciremo a farla spendendo di meno, con meno impatto ambientale, ma resto convinto che il treno inquina di meno delle auto. Anche qua ha avuto la meglio la testardaggine della Lega e non riesco a capire perché gli alleati dei 5 Stelle continuino a dire no. I no lasciamoli dire al Pd”. Il botta risposta fra Di Maio e Salvini comunque è al veleno e la crisi sembra essere proprio dietro l’angolo. Le parole di Conte non lasciano presagire nulla di buono.

 

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