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Alla fine ha vinto Conte: ora il governo è più forte e può fare le riforme

Salvini aveva pronosticato un 7 a 0. E invece non è andata così. Valle D’Aosta a parte, dove il sistema elettorale è diverso rispetto alle altre Regioni, la partita è finita 3 a 3. E in più, a favore del governo, c’è stato il Sì schiacciante al referendum. Conte e i suoi, dunque, ora sono certamente più tranquilli e possono mettere in moto la macchina delle riforme. L’unica analisi che filtra da palazzo Chigi alle sei e mezza del pomeriggio, quando l’esito del combinato disposto referendum-Regionali è ormai segnato, è quasi tutta improntata sulla dimensione istituzionale. Ecco cosa riferiscono ad HuffingtonPost le fonti che danno forma al pensiero di Giuseppe Conte: “Gli italiani hanno offerto una grande testimonianza di partecipazione democratica sia per quel che riguarda il quesito referendario sia per le competizioni elettorali territoriali”.

Conte non incassa in pubblico l’effetto stabilità per il Governo contro il pericolo della spallata. Resta dietro le quinte. Lascia a Zingaretti e Di Maio l’onere di misurarsi in pubblico e di mettere l’accento sulle rispettive vittorie. Di Maio esalta il sì al referendum e glissa sulle percentuali misere del Movimento 5 Stelle, Zingaretti esulta per Campania, Toscana e Puglia senza perdersi d’animo per le Marche. Il sentiero stretto per il premier passa da qui, dalla spinta a nuovi equilibri che il Pd adesso rivendica in chiaro e che hanno i nomi di Mes e decreti sicurezza di Salvini. Quelli, dicono i dem, vanno cambiati, se non del tutto aboliti.

Il premier segue i risultati dal suo ufficio di palazzo Chigi, dove resta fino alle otto di sera. Alle prese con dossier delicati come quello del Recovery Fund. Un occhio sulle carte per portare a casa i soldi di Bruxelles, l’altro sui numeri che man mano disegnano un nuovo equilibrio dentro la maggioranza di Governo. Il segretario del Pd mette uno dei temi più caldi, quello del rimpasto della squadra di Governo, nel campo del premier: “Il rimpasto? Non lo so, dipende dal presidente del Consiglio”. Ma quello del riequilibrio tra i ministri alla luce del successo dei dem e dell’insuccesso dei grillini a livello locale non è la sola patata bollente che Conte si ritrova a dover gestire dopo il voto.

Perché Zingaretti, pur non usando toni di minaccia, ha messo le cose in chiaro: ora bisogna chiedere il Mes e bisogna mettere mano ai decreti sicurezza, finiti nel frattempo a bagnomaria. Sono spine nel fianco dei 5 stelle. Come spiega anche Giuseppe Colombo su HuffingtonPost, “un conto è la riforma della legge elettorale, su cui Di Maio ha dato la sua parola, un altro è sdoganare il ricorso al fondo salva-Stati. Almeno a caldo, quantomeno sull’onda dell’entusiasmo del risultato delle Regionali, dal Pd arriva una richiesta di cambio di rotta deciso e senza tentennamenti. Conte prova a tenere tutto in equilibrio e va inserita in questo ragionamento la telefonata che parte, questa volta per raggiungere Luigi Di Maio e congratularsi per la vittoria del Sì al referendum. E un’altra telefonata al capo politico del Movimento 5 stelle per fare un punto sul voto”.

Conte traghettatore, ancora una volta. Sarà certo meno oneroso, ma non certo meno complesso gestire i nuovi rapporti tra gli inquilini di Governo. E Conte è sempre lì, a dover mediare,  adesso con un sovraccarico di responsabilità: il Recovery Fund. Però il premier è saldo, il risultato elettorale lo ha tranquillizzato e ora sa che il governo può andare avanti.

 

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