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Conte non ne può più: il piano del premier per sostituire Renzi

Giuseppe Conte non ne può più di Matteo Renzi. Sfiancato dalle continue provocazioni che mettono sempre più a dura prova la sopravvivenza del governo, in ultimo quelle sul fronte riforma della prescrizione, il premier si prepara a prendere in mano la situazione. Sfidando innanzitutto il leader di Italia Viva a prendere una posizione chiara, verificando la fiducia del governo e, in caso di via libera, preparandosi ad accogliere nell’esecutivo un gruppo di senatori moderati che vadano a sostituire i renziani in fuga. Un’idea spericolata ma non impossibile. 

Un piano pieno di rischi, perché in caso le cose dovessero andare male l’unica alternativa sarebbe il ritorno forzato alle urne. Conte lo sa, e proprio per questo ragiona ancora sull’opportunità di un simile azzardo, nella speranza che nel frattempo sia Matteo Renzi a commettere qualche clamoroso passo falso. Ma i contatti continui con il Quirinale dopo mesi di silenzio sono la conferma del fatto che il premier ha deciso di passare al contrattacco, stanco di subire i ricatti di un partito, Italia Viva, che sembra alle volte schierato con l’opposizione piuttosto che con il governo.
Conte aveva avvisato in anticipo Mattarella del discorso che avrebbe pronunciato contro Matteo Renzi e la sua truppa: “Se Italia Viva pensa di presentare la sfiducia al ministro Bonafede, ne trarrò le conseguenze. Con un giocatore falloso contro la propria squadra, si perde. I ricatti non sono accettati. Hanno un atteggiamento da opposizione aggressiva e maleducata”. Parole forti che confermano l’intenzione di arrivare alla resa dei conti.A suggerire calma a Conte è il Pd, pure preoccupato da Renzi e dai suoi atteggiamenti ostili. Un passaggio parlamentare affrettato, con verifica sulla fiducia, potrebbe infatti risolversi in un disastro qualora non arrivassero gli attesi quindici senatori da Forza Italia a sostituire i renziani. E poi c’è l’incognita Cinque Stelle, un pentolone che potrebbe esplodere da un momento all’altro e, perché no, perfino giocare di sponda con Renzi. Troppi rischi in un momento in cui gli equilibri sono più fragili che mai.