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Conte ora pensa davvero al suo partito. Con due ministri già pronti a seguirlo

La risposta di Beppe Grillo a Giuseppe Conte è arrivata violentissima, una mazzata. L’ex premier ha letto l’intervento del garante M5S dal telefonino, rassegnandosi immediatamente, fin dalle prime righe: “Il mio percorso e quello del Movimento non possono più proseguire insieme”. Con la protesta, immediata, di deputati e senatori, decisi a fare le barricate: senza l’Avvocato del Popolo, il Movimento non ha davanti a sé nessun futuro. I sondaggi parlano di consensi più che dimezzati, rispetto all’ultimo trionfo elettorale. E un nuovo leader in grado di risollevare il partito, semplicemente, non c’è.

Conte ora pensa davvero al suo partito. Con due ministri già pronti a seguirlo

Da Alfonso Bonafede a Paola Taverna, passando per Stefano Patuanelli, Riccardo Fraccaro e Federico D’Incà, la lista dei big scontenti è lunghissima. Così come scontenti, e parecchio, sono i militanti: oltre 6000 messaggi subito piovuti sul blog di Grillo, la maggior parte dei quali invitano esplicitamente il comico genovese a togliersi di mezzo. La sensazione, per tutti, è quella di aver assistito all’inizio di una fine ormai inevitabile.

Conte, a questo punto, potrebbe dar vita davvero a un suo partito personale, per mettere a frutto il consenso di cui gode ancora. Con il risultato di portare via dal Movimento non solo voti preziosissimi, in una fase così difficile, ma anche esponenti già pronti a seguirlo, convinti che ormai i Cinque Stelle abbiano i giorni contati. Una formazione che potrebbe nascere già dentro il Parlamento, in maniera non troppo diversa dalla genesi Italia Viva, creata da una costola del Pd. Con D’Incà e Patuanelli che potrebbero accorrere da Conte.

Il post di Grillo non è stato condiviso da nessuno. La domanda più ricorrente è stata: “Come può accusare Conte di mancata visione politica, lui che per ben due volte lo ha voluto premier?”. L’alternativa all’Avvocato del Popolo, al momento, sembra una sola: Luigi Di Maio. Per nulla felice di dover accettare un eventuale ruolo da leader. Ma, con tutta probabilità, costretto a farlo.

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