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Scontro durissimo tra Conte e Renzi. Il premier: “Non ci servono fenomeni”

Matteo Renzi e Giuseppe Conte, arriva il prevedibile primo round. Si accende lo scontro tra l’attuale premier e il leader di Italia Viva. Da qualche giorno Renzi punge in modo costante il premier soprattutto sulle ricette economiche proposte dai giallorossi per la manovra. Renzi chiede al premier di evitare l’aumento delle tasse. L’ha anche minacciato politicamente con uno “stai sereno” che ha subito ricordato gli scontri con Letta. Le scintille però adesso continuano e si fanno sempre più pesanti anche per la tenuta dello stesso governo.

Conte ha mandato due messaggi chiari a Renzi che hanno il sapore delle stilettate: “Voglio chiarire che tutti devono partecipare a questo progetto politico con il massimo impegno e determinazione, noi non abbiamo bisogno di fenomeni, poi se qualcuno vuole andare tutti i giorni in TV lo faccia pure ma nella consapevolezza che quando ci si siede al tavolo ci si siede correttamente e non si rivendicano primati che non riconosco a nessuno, neppure ai partiti che hanno maggiore consistenza numerica”.

Una frase questa che può aprire una pericolosa ferita nella tenuta della maggioranza. Una mossa quella di Conte che non è passata inosservata. La temperatura nel governo comincia a salire. La tensione pure. Conte e Renzi si beccano un giorno sì e l’altro pure. E in questo quadro la battaglia per la manovra in autunno potrebbe avere esiti davvero imprevedibili.

Dichiara Conte: “Come posso stare sereno? So di dover rispondere a 61 milioni di cittadini che hanno urgenza”, replica a chi gli chiede se l’ex premier punti a defenestrarlo, come fece con Enrico Letta nel 2014.

Continua Conte: “Io non devo fare un patto singolo con Renzi, non è nella mia cultura. Non abbiamo bisogno né di crostate, né di merendine, ci possiamo vedere tranquillamente, ma non davanti a qualche caminetto. Come ho incontrato Zingaretti, non ho difficoltà a incontrare Renzi da leader di una forza politica. Ma al tavolo io parlo con i ministri e i capidelegazione, perché quella è la mia squadra”.

“Ma se uno ha bisogno di rimarcare uno spazio politico e ogni giorno ripropone questa logica, questo ci precluderà di poter andare avanti. È inaccettabile”. Una risposta, quindi, che contiene un messaggio chiaro: o si cambia subito registro o non si va avanti. E sono appena partiti…

 

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