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Coronavirus, raggiunto un compromesso: alla fine vince Conte

Dopo sei ore accese, che hanno visto l’Italia andare a brutto muso contro l’Europa con il premier Conte a tuonare “se questi sono i vostri aiuti possiamo cavarcela da soli”, si è concluso il vertice dei leader Ue in teleconferenza, impegnati a discutere sulle misure per affrontare l’emergenza Coronavirus. Secondo quanto si apprende a Bruxelles, dopo che Italia e Spagna avevano bocciato la bozza iniziale, i 27 hanno invece raggiunto un accordo sulle conclusioni.


Il documento prevede che il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, dovranno presentare proposte di lungo periodo da concordare con le altre istituzioni. Poco prima, Italia e Spagna avevano guidato il fronte del “no” e bocciato il documento, ritenendolo insufficiente. Roma e Madrid avevano poi chiesto a Bruxelles di trovare una risposta “forte e adeguata” entro 10 giorni.La richiesta avanzata da Italia e Spagna è che i cinque presidenti delle istituzioni Ue (Commissione, Consiglio, Bce, Parlamento e Eurogruppo) mettano “sul tavolo entro 10 giorni una proposta forte e adeguata”.  “Che diremo ai nostri cittadini se l’Europa non si dimostra capace di una reazione unitaria, forte e coesa di fronte a uno shock imprevedibile e simmetrico di questa portata epocale? – aveva spiegato il premier – come si può pensare che siano adeguati a questo shock simmetrico di così devastante impatto strumenti elaborati in passato, che sono stati costruiti per intervenire in caso di shock asimmetrici con riguardo a tensioni finanziarie riguardanti singoli Paesi?”.La situazione resta dunque di tensione, in attesa che Bruxelles presenti le sue proposte. Lo scontro andato in scena, e che ha visto l’Italia nel ruolo di protagonista assoluta, è infatti senza precedenti, in uno dei momenti oltretutto più complicati per l’Unione Europea. Tra i nodi da sciogliere ci sarà anche quello dell’accesso al Mes: Conte ha chiesto un accesso al Meccanismo “senza condizionalità”, idea che i cosiddetti Paesi del nord (Germania, Olanda, Austria ma anche gli Stati dell’est Europa) non vogliono invece accettare.

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