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Coronavirus, la rabbia di medici e infermieri: “Tamponi ai calciatori sì, ma a noi no!”

Continua inesorabilmente a salire il numero dei medici positivi al coronavirus. Insieme a quello dei dottori deceduti in tutta Italia. Sono anche tanti i medici di base che seguono i pazienti considerati meno gravi e che quindi trascorrono a casa il periodo di quarantena, come la dottoressa Paola Pedrini che Fanpage ha incontrato nel suo ambulatorio in provincia di Bergamo, a Trescore Balneario. Sono tanti i problemi su cui pone l’accento compresa una scarsa tutela nei confronti dei medici che spesso non vengono sottoposti a tampone ignorando dunque anche un eventuale contagio.

Le sue parole sono dirette: “Al momento solo pochissimi medici vengono sottoposti al tampone e solo se sintomatici, mentre spesso si sente di politici o calciatori che anche se asintomatici sono sottoposti a test – spiega la dottoressa – e questo è un po’ uno sconforto, succede che non siamo tutelati”. Paola Pedrini, oltre a essere un medico di base è anche segretario dell’Ordine dei medici chirurghi di Bergamo e ha presentato nei giorni scorsi una diffida per la mancanza di dispositivi di protezione personale (mascherine, guanti, tute e occhiali) per i medici, richiedendo proprio che vengano fatti più tamponi al personale sanitario.

“La paura di ammalarsi c’è, siamo tutti a rischio, invece di essere al primo posto, perché stiamo combattendo in prima linea, ci sentiamo messi da parte. Questa mattina è morto un collega a Lodi – racconta la dottoressa mentre risponde all’ennesima telefonata di un paziente – e probabilmente è morta un’amica e collega a Lecco”. La denuncia arriva anche da Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi di Bergamo.

“Sono tanti, troppi i medici di famiglia ammalati: il problema è che sono stati mandati tutti a lavorare senza protezioni idonee con pazienti sospetti con il rischio di essere anche loro vettori dell’infezione – spiega Marinoni – avran fatto di tutto per non farlo ma sicuramente sarà capitato: è grave che non siano state fornite loro protezioni individuali necessarie in un’emergenza del genere”.

 

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