Il delitto di Garlasco, a diciannove anni dall’uccisione di Chiara Poggi, continua a essere oggetto di nuove verifiche e di un acceso confronto giudiziario. Ma accanto agli atti, alle testimonianze e agli sviluppi investigativi emerge anche il peso umano di una vicenda che ha segnato profondamente le famiglie coinvolte. A Filorosso, l’avvocato Antonio De Rensis ha richiamato l’attenzione sulle condizioni della madre di Alberto Stasi.
Il legale, che difende Alberto Stasi insieme all’avvocata Giada Bocellari, ha parlato con Antonino Monteleone del lungo percorso processuale seguito alla morte di Chiara Poggi, avvenuta il 13 agosto 2007. Nel suo intervento, De Rensis ha collegato il profilo personale della famiglia Stasi agli aspetti ancora al centro delle nuove indagini.

Garlasco, il riferimento alla madre di Alberto Stasi
De Rensis ha ricordato che esiste «una donna che vive da sola» dopo aver perso «i due affetti più cari». Il riferimento è a Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi. Suo marito, Nicola Stasi, è morto nel dicembre 2013 in seguito a una malattia autoimmune.
Due anni dopo, nel 2015, Alberto Stasi è entrato in carcere in seguito alla decisione della Cassazione, che ha reso definitiva la condanna pronunciata nell’appello-bis per l’omicidio di Chiara Poggi. Stasi resta l’unica persona condannata in via definitiva per il delitto avvenuto nella villetta di via Pascoli, a Garlasco.
Il difensore ha quindi posto l’accento sulle conseguenze che la lunga vicenda giudiziaria avrebbe avuto sulla famiglia del suo assistito. Un piano diverso da quello strettamente processuale, ma che resta legato a una storia al centro dell’attenzione pubblica da quasi due decenni.

Le dichiarazioni di Giulia Pezzino e le indagini su Andrea Sempio
Nel corso della trasmissione, Antonio De Rensis è poi intervenuto sul versante investigativo, richiamando le dichiarazioni rese dal pubblico ministero di Pavia Giulia Pezzino come sommarie informazioni testimoniali nell’inchiesta della Procura di Brescia. Il procedimento riguarda l’ipotesi di corruzione contestata a Mario Venditti.
Secondo quanto sottolineato dal legale, le parole del magistrato assumerebbero rilievo per la ricostruzione delle attività svolte nella prima indagine su Andrea Sempio, nel 2016. De Rensis ha definito quelle dichiarazioni «una miniera d’oro», facendo riferimento al passaggio relativo a presunte «rilevanti omissioni» nelle indagini iniziali.
La valutazione espressa dal difensore si inserisce nel nuovo quadro di accertamenti sul caso. La condanna di Stasi è definitiva, mentre gli approfondimenti e le iniziative della Procura continuano a riportare l’attenzione su atti, testimonianze e materiali raccolti nel tempo.

La villetta di via Pascoli e gli accertamenti sul delitto di Garlasco
Durante il confronto con Monteleone, è stata posta anche la questione della villetta di via Pascoli 8, l’abitazione nella quale Chiara Poggi fu trovata morta. La domanda riguarda la possibilità che, a distanza di anni, il luogo possa ancora offrire elementi utili agli accertamenti.
De Rensis ha collegato questo tema alle dichiarazioni di Pezzino. Secondo il legale, le omissioni richiamate dal magistrato si sarebbero verificate «anche, ma non solo» all’interno dell’abitazione dove venne commesso l’omicidio. Si tratta della posizione espressa dalla difesa di Stasi nell’ambito del dibattito sulle prime fasi delle investigazioni.
Il caso di Garlasco resta dunque segnato da un doppio livello: da una parte il percorso giudiziario concluso con la condanna definitiva di Alberto Stasi, dall’altra gli ulteriori accertamenti che continuano a interessare le attività investigative del passato. De Rensis ha infine ribadito il rispetto del proprio assistito per Chiara Poggi, richiamando al tempo stesso le conseguenze che questa vicenda ha avuto sulla sua famiglia.