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Cosa prevede il decreto Salva Roma

Da settimane ormai il decreto Salva Roma è sul tavolo del Governo, e ancora ad oggi la questione romana non è riuscita a far trovare un accordo alla maggioranza giallo-verde. La polemica tra Lega e Movimento Cinque Stelle è iniziata lo scorso 4 aprile, quando la sindaca di Roma Virginia Raggi e la viceministra all’Economia Laura Castelli hanno presentato la norma. Lo scopo di quest’ultima è quello di cancellare il debito storico della Capitale romana, che sfiora i 12 miliardi di euro. Ma cosa prevede esattamente il Salva Roma?

Il vero obiettivo della norma è riuscire a pagare meno interessi sui debiti con le banche, ma per farlo si è pensato di trasferire il debito del Campidoglio direttamente nelle mani del Mef, un creditore molto più solido rispetto alla Capitale, e che è in grado di andare a trattare con le banche degli sconti sugli interessi strappando loro condizioni migliori. Proprio quest’ultimo passaggio di competenza del debito, è stato quello che ha fatto scatenare lo scontro tra le due forze di governo, in quanto viene visto come una sorta di “aiuto” al sindaco Raggi. Peccato però che attualmente quello stesso debito di cui si parla, circa 12 miliardi di euro, sono già in parte sotto bilancio statale. Questo perché nel 2010 per evitare il crack di Roma, il governo decise di istituire una gestione commissariale di quella montagna di debiti. In pratica una società, al cui capo c’è un commissario nominato dal governo, che ogni anno riceve 500 milioni di euro (300 dal Mef e 200 dal Campidoglio) per pagare interessi e quota capitale di quel debito esagerato.
Purtroppo alle attuali condizioni del debito, quei 500 milioni di euro annui presto non saranno più sufficienti a coprire tutte le spese. Infatti già dal 2022 la società potrebbe non essere più in grado di pagare i debiti. Il decreto “salva Roma” dunque prevede proprio di far cambiare “proprietà” ad una parte del debito della Capitale. Si tratta di un prestito obbligazionario emesso nel 2004 (sindaco dell’epoca Walter Veltroni) di 1,4 miliardi a cui si devono aggiungere 2,2 miliardi di interessi con scadenza 2048. Inoltre la norma prevede che entro il 2021 venga chiusa la gestione commissariale e tutti i debiti, alleggeriti dal prestito di cui sopra, tornino in capo alla città. Ebbene, se questo debito che il Mef già paga con la gestione commissariale passasse direttamente sotto l’ombrello dello Stato allora potrebbe rinegoziare e ottenere anche un risparmio per tutti i cittadini italiani, non solo per quelli romani.

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