Interni

Renzi attacca Conte: “5 Stelle abbarbicati alla poltrona, faranno crisi a fine legislatura”

Maggioranza che sostiene il governo Draghi in fibrillazione dopo che il leader del M5S, Giuseppe Conte, ha deciso di alzare i toni contro il premier Draghi sul tema dell’invio delle armi all’Ucraina. Conte assicura di non voler far cadere il governo, ma chiede un voto in Parlamento. A rispondergli con toni durissimi ci pensa il fondatore di Italia Viva, Matteo Renzi, considerato un fedelissimo di Draghi.

Matteo Renzi e Giuseppe Conte

“I 5 Stelle sono abbarbicati alla poltrona, la crisi la faranno quando è finta la legislatura. – attacca Renzi a margine di un evento organizzato dal suo partito – Hanno talmente paura di andare a casa che prima di fare una crisi si convertono come hanno fatto su tutto: Tap, Tav, Oimpiadi, Ue, Euro. Sono dei voltagabbana ambulanti, non hanno nessun tipo di ideali se non arrivare al 2023. Non credono nemmeno loro a quello che dicono. Conte dice, ‘basta armi’. Bisognerebbe chiedergli se ha un omonimo che da presidente del Consiglio ha aumentato più di tutti la spesa per le armi. Noi vorremo sempre di più, ma se penso che potevamo essere in mano a Conte e Ciampolillo la mattina mi alzo, tiro un sospiro di sollievo e dico, l’Italia è salva”, ironizza il leader di Iv.

“A parte Salvini, che nel 2018 voleva armare i benzinai, la gente risponde no ai sondaggi che chiedono, ‘volete le armi?’. – Renzi ne ha anche per Salvini – Mentre Italia viva non ragiona sui sondaggi. Ma poi dobbiamo preoccuparci del consenso nel prossimo anno, non vorrei che questo sfuggisse a nessuno. Noi facciamo una riflessione profonda a 360 gradi, pare non sia amata dalla maggioranza delle persone. Ma noi non puntiamo alla maggioranza, ci accontenteremo di parlare al 10% della popolazione che vuole ragionare”, conclude.

“Non voglio far cadere il governo. – aveva chiarito ieri Conte ospite di Bruno Vespa – Sarebbe però irrituale se dopo due mesi e mezzo di questa emergenza il premier Draghi non venisse in Parlamento. È un dovere. Da presidente del Consiglio durante la pandemia io ero in Parlamento ogni dieci giorni. Se la Lega o altre forze si uniscono a questo cammino lo auspico fortemente. Sulla guerra fra i Dem c’è un processo di riflessione, vediamo dove approderanno. Sono stato descritto come isolato, ma non mi ci sento”.

Potrebbe interessarti anche: Armi all’Ucraina, Conte insiste con Draghi: “Devi venire in Parlamento”

Torna su