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Crolla il ponte Morandi: Genova si libera dei suoi fantasmi tra le lacrime

In una giornata caldissima, intorno alle 9.37 del mattino, le pile simbolo del ponte Morandi sono collassate a terra. Un momento storico per Genova e per la sua storia recente, la fine dell’ultimo totem che ricordava ai cittadini la terribile tragedia che aveva sconvolto l’Italia il 14 agosto 2018, causando complessivamente 43 morti e 566 sfollati.

L’esplosione è avvenuta come programmato. Alle 9,28 sono entrati in funzione gli idranti che alla base delle pile 10 e 11 hanno bagnato il terreno per ridurre le dispersioni di polvere. Alle 9.32 la sirena ha iniziato a suonare avvolta dal silenzio delle migliaia di persone che in vari punti stavano assistendo alle ultime ore del Morandi. Alle 9.37 le esplosioni: immediata una grande nuvola bianca ha avvolto le pile che collassavano e i palazzi attorno. I genovesi hanno così visto sparire un panorama al quale erano abituati dal 1967.
Il sindaco Bucci subito dopo l’esplosione ha commentato: “Tutto è andato secondo programma. Più tardi verranno eseguiti i sopralluoghi per le verifiche.Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato. Con questo giorno Genova velocizza la sua ripresa”.  

Ad assistere al crollo definitivo, e all’unica demolizione con esplosione del’ex Morandi, sono arrivati a Genova il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini e il dirimpettaio Luigi Di Maio, titolare dello Sviluppo Economico. I due hanno assistito all’evento in silenzio, di fatto ignorandosi. Un momento che ha invece toccato molto la popolazione genovese: molte, tra le persone presenti, avevano gli occhi lucidi nel vedere crollare quello che a lungo era stato tra i simboli della città.

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