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Crollo mercati azionari: previsioni 2018

Gli Stati Uniti fanno sprofondare le Borse mondiali. L’Europa parte in forte calo poi riduce le perdite: Milano cede l’1,74%, Londra l’1,98%, Francoforte arretra del 2,48% e Parigi dell 2,02%. A Piazza Affari Cnh tra le più in sofferenza. Brilla invece  Intesa che segna +1,7% dopo i conti 2017 e il piano di impresa.

Le prime ad accusare il colpo dopo il crollo di Wall Street, che ieri ha segnato la peggiore seduta dall’agosto 2011, sono state le piazze asiatiche. A trainare i ribassi è stata Tokyo, che ha terminato la seduta con un crollo del Nikkei del 4,73%. In caduta anche gli arti mercati asiaticiAd Hong Kong, con l’indice Hang Seng che ha  segnato un ribasso del 4,53%, verso il peggiore calo dall’agosto 2015. Negativa anche Shanghai, con il Composite idex che ha perso in chiusura il 3,35%.

crollo-mercati-finanziariLa paura per l’inflazione Usa

L’indice Dow Jones è arrivato a perdere più di 1.500 punti, ben oltre il 6%, in un mercato febbrile che scommette contro l’aumento dei tassi di interesse dopo diversi mesi di euforia del mercato azionario. Il Nasdaq ha toccato allo stesso tempo il -2,65%, mentre l’indice Standard & Poor 500 è crollato fino al 3,4%. È il più forte calo dal 2011.

Il declino dell’azionariato statunitense è iniziato la settimana scorsa. A innescarlo è stato un rinnovato nervosismo sull’aumento dei tassi di interesse. Segno di preoccupazione a Wall Street, l’indice VIX, che misura la volatilità sull’indice Standard & Poor 500, ai massimi livelli dall’inizio del 2016. L’annuncio di un aumento significativo delle retribuzioni a gennaio negli Stati Uniti ha ravvivato i timori dell’inflazione e la possibilità di vedere la Federal Reserve alzare più velocemente dei tassi previsti.

Questa possibilità ha aumentato i rendimenti nel mercato obbligazionario, con il tasso di finanziamento decennale salito fino al 2,88%, il livello più alto dal 2014. Fino a oggi. Che tutto è crollato. Con il Dow Jones che è arrivato a perdere il 6% e, in un solo giorno, è arrivato a bruciare mille punti riportando l’indice al livello di due mesi fa. Nel giro di breve le perdite si sono poi smorzate, ma il Dow Jones ha comunque chiuso con un pesante segno negativo.

“Considerando la reazione del mercato oggi – ha detto Naeem Aslam di Think Markets – ci stiamo preparando a un viaggio difficile e per il presidente Trump sarà complicato questa volta dare la colpa a Obama”. Già venerdì scorso il Dow Jones aveva lasciato sul terreno oltre il 2,6%, un ribasso che ha rappresentato il peggior calo giornaliero dal 9 settembre 2016. Quello di oggi, potrebbe essere il peggior crollo intraday di sempre per la Borsa americana. In chiusura di seduta il Dow Jones ha, infatti, segnato -4,62% a 24.345,62 punti, con una flessione di oltre 1.170 punti. Il Nasdaq ha, invece, perso il 3,78% a 6.967,53 punti mentre lo S&P 500 ha lasciato sul terreno il 4,10% a 2.648,54 punti.

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crollo-mercati-finanziariPerché i mercati azionari stanno crollando?

Per diverse settimane, economisti e analisti hanno avvertito che i livelli di inflazione nelle principali economie potrebbero aumentare quest’anno oltre il 2% al 3% che le banche centrali ritengono sia vantaggioso per i paesi sviluppati. Le cifre ufficiali degli Stati Uniti hanno trasformato quelle preoccupazioni in una svendita lo scorso venerdì, dopo che hanno mostrato che gli aumenti salariali medi negli Stati Uniti avevano raggiunto il 2,9%. 

I dati hanno aumentato i timori che i prezzi dei negozi sarebbero presto aumentati ulteriormente, aumentando la pressione per alti tassi di interesse per calmare l’economia. Gli investitori si sono quindi chiusi alla prospettiva di un’era di denaro a basso costo – che incoraggia consumatori e aziende a spendere – arrivando alla fine. Durante lo scorso mese, diversi membri della banca centrale degli Stati Uniti, la Federal Reserve, hanno sostenuto che tre aumenti dei tassi di interesse dello 0,25% previsti per quest’anno potrebbero diventare quattro o cinque.

Per l’economia globale ci sono conseguenze?

Molte economie del mondo in via di sviluppo hanno preso in prestito pesantemente in dollari e saranno penalizzate dal costo più alto del servizio dei loro debiti. D’altra parte, un’economia americana in forte espansione assorbirà le importazioni da quelle nazioni, aumentando le entrate dei paesi in via di sviluppo. Tuttavia, sembra improbabile che la zona euro aumenti i tassi di interesse fino a quando la sua ripresa non sarà ancorata saldamente. Ciò significa che l’euro continuerà ad aumentare di valore rispetto al dollaro, rendendo più difficile per i paesi europei esportare negli Stati Uniti.

A picco le criptovalute

Il tracollo sui mercati finanziari si fa sentire anche su quello virtuale, con tutte le principali criptovalute in caduta libera. Sulla piattaforma Coindesk questa mattina il Bitcoin è un passo dalla soglia dei 6000 dollari, non va meglio ad Ethereum che scivola a 582 dollari. Nell’arco di poco più di 24 ore, come si nota dal grafico sotto, tutte le principali monete hanno perso quasi un terzo del proprio valore.

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