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Crosetto ironizza su Brunetta: “Boom economico? È stra-esaltato dal governo”

Guido Crosetto ironico nei confronti di Renato Brunetta che definisce senza problemi un suo “amico”. Ospite di Omnibus su La7, il fondatore di Fratelli d’Italia, oggi fuori dal Parlamento, commenta le recenti dichiarazioni del ministro della Pubblica amministrazione. Nei giorni scorsi Brunetta ha infatti parlato di “boom economico” per definire i numeri in crescita del Pil italiano. Giudizio che a Crosetto appare quantomeno avventato.

Guido Crosetto e Renato Brunetta

“Lunedì l’Istat ufficializzerà il dato sulla crescita del Pil e formalizzerà, così, un anno da vero e proprio boom economico per il nostro Paese. – scrive Brunetta in una nota il 29 gennaio – La crescita nel 2021, presumibilmente, sarà del +6,5%: un risultato strepitoso (meglio di noi solo la Francia con un +7%). Questa crescita superiore a qualsiasi previsione elaborata a inizio anno è la sommatoria di tassi di crescita positivi in tutti e quattro i trimestri dell’anno appena concluso, compreso il quarto che, su base congiunturale, dovrebbe segnare un +0,6% rispetto al trimestre precedente. La resilienza mostrata dall’economia italiana negli ultimi mesi e la strategia messa in atto dal Governo Draghi ben depongono anche per il 2022 e possiamo ragionevolmente prevedere una crescita per quest’anno oltre il +4%”, conclude il ministro.

“Parlare di boom economico quando è un rimbalzo su una decrescita che c’era stata per colpa del Covid, con tutta la simpatia e l’amicizia che ho per Renato, mi sembra eccessivo. – lo gela però Crosetto – Ma Renato in questo momento è stra-esaltato dal governo. Il 2021 è stato un anno in cui non abbiamo tenuto sotto controllo i conti pubblici. Per cui c’è stata una spesa pubblica spaventosa e c’è stato un intervento, quello del 110%, che poi ha spinto il Pil al rialzo”.

“Per come è stato concepito è una droga il cui effetto passa troppo rapidamente secondo me. – prosegue Guido Crosetto – Perché da una parte ha innescato un meccanismo di inflazione. Quindi non conta. Invece conta quello che faremo da quest’anno in poi. E conta soprattutto non la quantità dei soldi del Pnrr. Ma il risultato che quei soldi daranno a medio e lungo termine. A me preoccupa del Pnrr la capacità di rispettare non formalmente, ma sostanzialmente, l’obiettivo che ci ha dato l’Europa”, conclude il fedelissimo di Giorgia Meloni.

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