Cuneo fiscale: cala in media nei paesi Ocse ma aumenta in Italia

Nel 2016 secondo il rapporto Ocse Tax Wages il cuneo fiscale in Italia ha pesato sul costo del lavoro di un dipendente single senza figli per il 47,8% (+0,8 dal 2015), al quinto posto fra i paesi Ocse e quasi 12 punti sopra la media dei paesi sviluppati.

Una situazione faticosa, già fatta emergere dalla Corte dei Conti nel rapporto 2017 sul coordinamento della finanza pubblica, che ha evidenziato come il carico fiscale da noi sia superiore a quello che si registra mediamente nel resto d’Europa, con un prelievo imponente tra contributi e imposte, che «colloca al livello più alto la differenza fra costo del lavoro a carico dell’imprenditore e reddito netto del lavoratore».

cuneo fiscale

Il report dell’Ocse mostra un quadro generale di tutti i paesi membri in cui il cuneo fiscale sul reddito del lavoratore medio è leggermente diminuito dal 2016, attestandosi su una media del 36%. Si tratterebbe di un trend pluriennale, che in parte inverte l’andamento degli anni immediatamente post crisi quando si registrarono invece aumenti fiscali. Le riforme adottate da alcuni paesi per ridurre il costo del lavoro inoltre, secondo l’Ocse, avrebbe contribuito a questa riduzione, come ad esempio in Belgio e Austria. Tuttavia, fa notare l’Ocse, le situazioni dei singoli paesi sono diversificate, e sebbene il cuneo fiscale sia diminuito in 14 paesi, negli altri 20 è leggermente aumentato.

Ai primi posti per il maggior carico di tasse e contributi sul reddito dei lavoratori single, secondo l’Ocse, ci sono il Belgio (54%), la Germania (49,4%), l’Ungheria e la Francia (48,1%); l’Italia è passata dal sesto al quinto posto.

Per quanto riguarda le tasse per i nuclei monoreddito con figli, la situazione italiana è ulteriormente peggiorata, passando dal quinto all’attuale terzo posto con un cuneo fiscale del 38,6%, che supera di 12 punti la media Ocse, pari al 26,6%. Davanti a noi ci sono solo Francia, che si attesta al 40%, e Finlandia (39,2%). Agli opposti, Irlanda (8,3%), Cile (7%) e Nuova Zelanda (6,2%).

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Il costo del lavoro

In Italia il costo del lavoro medio per ogni singolo lavoratore supera le 52.000 euro, sopra la media dell’area Ocse (oltre 47.000 euro) e al diciassettesimo posto tra i paesi più avanzati. Il salario medio lordo è di poco meno di 40.000 euro, al di sotto di quello medio Ocse che invece li supera.

A reggere il peso maggiore del costo del lavoro in Italia sono sicuramente le imprese, che incidono del 24,2% sul gettito totale. La tassazione sul reddito rappresenta il 16,4% e i contributi dei lavoratori il 7,2%. Proprio su questo dato ha insistito anche la relazione della Corte dei Conti, che ha parlato di «un carico fiscale complessivo (societario, contributivo, per tasse e imposte dirette) che penalizza l’operatore italiano in misura (64,8%) eccedente quasi 25 punti l’onere per l’omologo imprenditore dell’area Ue/Efta». Il solo adempimento degli obblighi tributari costa al piccolo e medio imprenditore italiano 269 ore lavorative, il 55% in più di quanto richiesto ai suoi omologhi europei.