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Da Roma agli Usa passando per il Brasile: ecco la rete “sovranista” anti-Bergoglio

Fermare Papa Bergoglio a tutti i costi. Questo l’obiettivo di una rete internazionale cattolica di estrema destra che vede nel pontefice e nelle sue posizioni una potenziale minaccia e, per questo, lavora congiuntamente per minarne l’operato. Una coalizione che si articola su tre assi principali. Roma, innanzitutto. Città del Vaticano ma anche una serie di fondazioni, associazioni e gruppi più o meno sconosciuti sparsi tra l’Aventino e quartiere Trieste. Al loro interno, nomi che contano.

Gli Stati Uniti, a seguire, con Trump nel ruolo di ultimo arrivato in una vasta rete di siti, radio e scuole esclusive che da tempo diffondo il cattolicesimo integralista, sposato da tante chiese evangeliste diffuse nel territorio. Infine il Brasile di Jair Bolsonaro, dove si è tenuto quel sinodo sull’Amazzonia che si è trasformato nel terreno dello scontro finale. Apparentemente per dei passaggi nel documento preparatorio (l’Instrumentum laboris) che richiamano tesi progressiste come la possibilità di ordinare sacerdoti anziani con famiglia. In realtà per altre ragioni, più profonde.

Riguarda, racconta Andrea Palladino su l’Espresso, “la protezione integrale dell’ambiente – che nella visione sinodale si unisce allo sviluppo umano – la lotta per la democrazia, la guerra alla corruzione. L’opzione preferenziale per i poveri. Una visione progressista, evangelica in realtà, che diventa insopportabile e pericolosa per il fronte iperliberista mondiale. Tra Europa, Usa e America latina”.

A Roma opera ad esempio la fondazione Tradizione, Famiglia e Proprietà, Tfp. Fondata nel 1960 in Brasile da Plinio Corrêa de Oliveira, “è stata la principale lobby ad ispirare il golpe militare a Brasilia e Rio nel 1964. Ha una vera ossessione: la difesa dei grandi latifondi e la lotta senza tregua alle riforme agrarie”. Vantano un canale preferenziale con il cardinale Raymond Leo Burke, sempre in prima fila ai discorsi di Trump. Hanno allargato recentemente il loro campo di influenza, portando avanti battaglie come la difesa della famiglia tradizionale e la lotta ai gender.A Washington la Tfp ha 60 dipendenti, con un programma politico “a favore dei diritti umani del presidente Carter, contro la teologia della liberazione, contro l’ambientalismo e il pacifismo”. Altro riferimento mondiale anti-Bergoglio è il cardinal Walter Brandmüller, di recente ospite in Francia della villa La Clarière, zona della Mosella, dove ha tenuto una conferenza. Una tenuta inaugurata nel 2006 dal cardinale Jorge Arturo Estévez Medina, conosciuto come il “Cardinal Pinochet”. Lì ha sede la Federazione per la civilizzazione cristiana, think-tank fondato nel 2010 che per alcuni anni ha agito come lobby a Bruxelles.In Italia un ruolo importante di quest’area è ricoperto da Roberto de Mattei, storico del Cristianesimo che ha legami antichi con il mondo di Tradizione, Famiglia e Proprietà. Antievoluzionista, antigay, convinto che “le catastrofi naturali talora sono esigenza della giustizia di Dio”, tra i protagonisti della guerra contro Bergoglio e in prima linea nel fronte anti-Sinodo. È a capo della Fondazione Lepanto, con sede a Roma, nel complesso medioevale di Santa Balbina, di proprietà dell’Ipab Santa Margherita. Ma ha anche un indirizzo a Washington. Un asse atlantico con un solo obiettivo: fermare Bergoglio.

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