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Dai Cinque Stelle un assist a Renzi: così favoriscono lo “scisma” Pd

Nicola Zingaretti ha fatto propria la proposta lanciata da Dario Franceschini, l’uomo che aveva già lavorato assiduamente per consentire la nascita del governo Conte bis. Lanciandosi così in una nuova avventura, quella delle regionali da affrontare nel tentativo di trovare una quadra con il Movimento Cinque Stelle: “Se lavoreremo bene – ha scandito il ministro dei beni culturali a la Repubblica – potremo presentarci insieme già alle regionali. È difficile, ma dobbiamo provarci. Per battere questa destra, ne vale la pena”.

Un’alleanza politica ed elettorale “che parta dalle prossime elezioni, passi per le comunali e arrivi alle politiche”. “Idea corretta” ha detto subito Zingaretti: “per aprire una nuova stagione questo può essere un capitolo importante”. Un’idea nata e morta presto, smentita da un comunicato degli stessi Cinque Stelle: “Il tema delle alleanze alle regionali non è all’ordine del giorno. Dunque non c’è in ballo alcuna possibile alleanza con il Pd in vista delle prossime elezioni regionali”.
Una decisione definitiva? Forse no. Ma i fari sono ora puntati sulle ultime due domeniche di ottobre, che rischiano di scandire passaggi cruciali. La prima, il 20, vedrà Renzi chiudere la Leopolda, quella durante la quale lancerà i suoi gruppi parlamentari. Senza obblighi nei confronti dei grillini, lo “scisma” sarebbe ancora più facile. L’idea è così quella di allontanarsi da una sinistra che sta tornando a sinistra per dare vita a un nuovo individuo politico, forte anche del ritorno al proporzionale. E d’altronde se a Pd e Cinque Stelle dovesse sfuggire l’Umbria a vantaggio di Salvini, i giallorossi correrebbero presto ai ripari, con l’idea di aprire la maggioranza a nuovi alleati. Lo stesso Renzi, quindi. E quella frangia di Forza Italia che non si rassegna a una vita subalterna a quella di Salvini.