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“Ma chi sono? Poveretti”. D’Alema, il ritorno: insegna all’università. Quale? Beh…

Sentivamo tutti (si fa per dire) la mancanza di Massimo D’Alema. È tornato a parlare e lo ha fatto a modo suo. “Ma chi li conosce questi? Poverini…”. Il “poverini”, è riferito a Maria Elena Boschi, Carlo Calenda e tutti i renziani che l’hanno preso di mira per la storia del listone unico col Pd alle Europee “che tra l’ altro – sussurra l’ex premier – io non ho mai pronunciato, anche perché non faccio né liste né listini. Io studio, punto. Quella è una cosa venuta fuori al seminario di Italianieuropei, e per fortuna che su Radio Radicale ci sono le registrazioni”.

È la settimana del grande ritorno di D’Alema, quella in cui la parola stessa – D’Alema – torna prepotentemente nel dibattito politico. “Non c’è nessun ritorno di D’Alema anche perché il ritorno di D’Alema non è nelle intenzioni del sottoscritto, che è D’Alema”, sostiene l’ex premier.

Calenda gli manda a dire che deve godersi la pensione. “Forse bisognerebbe spiegare a Calenda che io sono in pensione, sì. Ma in democrazia anche i pensionati hanno diritto di dire la loro opinione”, ribatte lui. Lo smalto è quello dei tempi migliori. L’oratoria caustica, quella di sempre, è però accompagnata dal timore di passare “per quello che non sono, per uno che si disinteressa di questo momento doloroso per la sinistra, mentre io sono interessato eccome alla sua rinascita e pure a quella del Pd, che non è il mio partito. Spero ce la facciano”.

Come? L’idea della lista dei socialisti uniti in un’unica lista alle Europee “mi è parsa una buona idea. Ripeto, l’ho ascoltata nel seminario di Italianieuropei e l’ho trovata interessante come tante altre cose dette in quella giornata. Una giornata a parlare del futuro della sinistra in cui nessuno ha mai nominato la parola Renzi”. Un incubo per lui… Forse perché è stato rottamato proprio da Renzi?

Come i protagonisti di quelle vecchie serie americane che superavano decenni di programmazione senza mai logorarsi, D’Alema pensa già al prossimo capitolo della sua saga. “Mi hanno fatto professore. Professore straordinario alla Link university. Stiamo definendo il nome del corso, che avrà per oggetto la geopolitica e le relazioni internazionali. Comincio a febbraio, la prima lezione sarà sul disordine mondiale”. Qualcuno, malignamente, però, gli fa notare che è stato detto che l’università di Enzo Scotti sia una fucina del grillismo di governo

“Ma lo sa che quella è un’ università piena di comunisti?”, ribatte lui, forse per cantarsela da solo. Poi si dilegua, precisa che “io non ho malanimo nei confronti di nessuno. Quelli che hanno malanimo nei miei confronti dovrebbero fermarsi e pensare ai danni che hanno prodotto alla sinistra”. Loro… Lui, ovviamente, nessuno.

 

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