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Dalle piazze di spaccio alle carceri: organizzazione criminale smantellata dalla Polizia

All’alba del 15 luglio la Polizia di Stato ha eseguito un’imponente operazione su disposizione della Procura distrettuale della Repubblica di Catania, dando attuazione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale etneo il 3 luglio 2026. Sono complessivamente 22 le persone raggiunte dal provvedimento, mentre per altri quattro indagati si attende l’esito degli interrogatori preventivi. L’intervento ha visto un ampio dispiegamento di forze, con il coinvolgimento della Squadra Mobile, del Servizio centrale operativo, dei reparti prevenzione crimine, della Polizia scientifica, di unità cinofile antidroga e di un elicottero del reparto volo di Palermo.

Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dall’uso delle armi e dal numero degli affiliati, oltre che di reati come detenzione e spaccio di droga, porto illegale di armi, lesioni personali e minacce aggravate dal metodo mafioso. Le indagini, condotte dalla sezione reati contro la persona della Squadra Mobile di Catania e coordinate dalla Procura, hanno consentito di delineare, nella fase preliminare e senza ancora il vaglio delle difese, un quadro indiziario che collega il gruppo a una fitta rete di traffici illeciti e a numerosi episodi di violenza armata verificatisi nel capoluogo.

Al centro dell’inchiesta una compagine criminale composta in larga parte da giovani, ma strutturata secondo una precisa gerarchia interna e con ruoli ben definiti. Secondo gli investigatori, alcuni membri avrebbero inoltre agevolato il clan mafioso “Cappello-Bonaccorsi”, radicato nel territorio catanese e con base operativa al Villaggio Sant’Agata. Le attività illecite si sviluppavano soprattutto nelle piazze di spaccio di Villaggio Sant’Agata, Librino e San Cristoforo, dove sarebbe stata gestita un’estesa rete di distribuzione di sostanze stupefacenti.

L’indagine trae origine da una violenta sparatoria avvenuta nella primavera del 2022 nei pressi del locale “Ecs Dogana”, episodio che aveva già portato, il 9 agosto dello stesso anno, all’arresto di cinque persone, quattro delle quali coinvolte anche nell’operazione odierna. Alla base dello scontro armato vi sarebbe stata una rissa scoppiata nella notte tra il 16 e il 17 aprile 2022, quando alcuni soggetti vicini al clan Mazzei, i cosiddetti “Carcagnusi”, avrebbero impedito a un cantante neomelodico catanese, legato da rapporti familiari a esponenti del clan rivale, di esibirsi insieme al trapper Tony Effe.

È però nel prosieguo delle indagini che emerge il quadro più ampio e complesso. A partire dal 14 giugno 2023 si sarebbe sviluppata una vera e propria escalation di violenza tra fazioni contrapposte all’interno dello stesso gruppo criminale. Da un lato chi intendeva punire un presunto affiliato infedele, dall’altro chi ne avrebbe preso le difese. Ne sarebbero scaturiti numerosi agguati armati tra il Villaggio Sant’Agata e Librino, culminati in un violento scontro a fuoco il 16 giugno 2023.

Il livello dello scontro appare particolarmente elevato anche per l’uso sistematico delle armi. Un ulteriore episodio si registra il 21 giugno 2023, quando una controversia legata a un debito di appena 500 euro avrebbe innescato una nuova serie di ritorsioni. La mancata restituzione della somma avrebbe portato a una controffensiva armata nei giorni successivi, il 22 e il 25 giugno, a Camporotondo Etneo, dove una palazzina venne colpita da numerosi proiettili anche di grosso calibro.

Determinante per la ricostruzione degli eventi è stato anche il monitoraggio di una donna legata a uno dei protagonisti, che avrebbe raccontato dettagliatamente a familiari e conoscenti le dinamiche interne al gruppo e le ragioni dei contrasti. Parallelamente, gli investigatori hanno documentato un’evoluzione nelle attività illecite, che non si limitavano più allo spaccio tradizionale ma si estendevano anche all’interno delle carceri siciliane.

Secondo quanto emerso, l’organizzazione avrebbe messo in piedi un sistema articolato per introdurre droga, telefoni cellulari e sim negli istituti penitenziari, utilizzando droni e spedizioni postali con sostanze occultate. In questo contesto spiccano le figure di un avvocato catanese, raggiunto da misura cautelare, accusato di aver introdotto stupefacenti nel carcere di Agrigento, e di un dirigente medico della casa circondariale di Noto, che sarebbe stato coinvolto nel tentativo di far entrare droga e dispositivi elettronici nascosti all’interno di alimenti.

Le perquisizioni hanno portato al sequestro di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, tra cui “crack”, “cocaina”, “hashish” e “marijuana”, oltre a materiale per il confezionamento, sistemi di sicurezza per le piazze di spaccio, un drone, telefoni cellulari, schede sim e munizioni di vario calibro. Un elemento investigativo singolare riguarda anche la captazione dell’audio di una canzone composta da un neomelodico vicino al gruppo, il cui testo ricostruiva in modo dettagliato la vicenda della sparatoria all’“Ecs Dogana”.

L’operazione, frutto di indagini avviate nell’aprile 2022 e concluse nel 2024, restituisce così l’immagine di un’organizzazione capace di evolversi e ampliare i propri affari, spingendosi fino all’interno delle carceri. Qui, secondo gli inquirenti, i sodali avrebbero imposto prezzi estremamente elevati, arrivando a vendere uno smartphone anche a un costo quindici volte superiore rispetto al mercato esterno, intercettando una domanda interna agli istituti di pena e generando profitti considerevoli.

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