Giustizia

De Falco aveva previsto tutto: quando diceva che Carola non ha commesso nessun reato

Gregorio De Falco lo aveva detto e lo aveva previsto: “Gli Schettino erano a Roma, non a bordo”. Così, a Radio Capital, parlava il senatore facendo un parallelo fra il caso della nave affondata all’isola del Giglio e quello della Ong. “Cosa avrei fatto al posto della comandante Rackete? – affermava De Falco – Lei ha atteso fino in fondo, poi ha fatto quello che doveva fare”. E se fosse stato nei panni delle forze dell’ordine?

“Non c’è nessuna differenza tra consentire alla nave di andare all’ormeggio e lasciarla all’esterno o nel porto. Sono acque interne, quindi totalmente territorio italiano, non cambia niente”, fa notare il senatore ex 5 stelle. Quanto al comportamento della comandante della Sea Watch: “Non credo che abbia infranto delle leggi. La convenzione di Amburgo è recepita nell’ordinamento italiano dal 1989, e ha un livello gerarchico superiore a quello che possono avere la legge ordinaria e le decisioni del governo”.

“Quando queste convenzioni entrano nell’ordinamento italiano, condizionano e limitano la stessa sovranità del Parlamento, facendo in modo che nemmeno il Parlamento possa tornare indietro rispetto a quei livelli di civiltà. Una norma che fosse in contrasto, come pare essere il decreto sicurezza bis, con le convenzioni internazionali, dovrebbe essere considerata recessiva rispetto alle convenzioni internazionali che sono parte dell’ordinamento italiano”.

Carola Rackete rischiava più di 20 anni di carcere. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini l’ha definita una “criminale” perché con la sua manovra “si è rischiato il morto“, perché “ha cercato di stritolare una motovedetta della Guardia di Finanza”. Accuse che il senatore e Ufficiale della Marina Gregorio De Falco definisce di “una gravità enorme”. E ora, finalmente, è stata “liberata”.

Il gip di Agrigento non ha convalidato l’arresto della comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete, contrariamente a quanto aveva richiesto la Procura, che potrebbe impugnare il verdetto. La 31enne dunque torna libera.

Immediata è stata la reazione di Matteo Salvini: “Per la magistratura ignorare le leggi e speronare una motovedetta della Gdf non sono motivi per andare in galera. Nessun problema: pronto un provvedimento per rispedirla nel suo Paese”.

 

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