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Decreto bollette, cosa cambia davvero per i prezzi di luce e gas

Il governo italiano ha ottenuto il via libera politico dell’Unione europea a un tetto temporaneo al prezzo del gas usato per produrre energia elettrica, misura contenuta nel decreto Bollette di febbraio e rimasta sospesa in attesa dei negoziati con Bruxelles. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha detto che la norma “ci consente sostanzialmente di intervenire per abbassare le bollette”, ma restano incognite su tempi e impatto reale. Altre notizie nella sezione bollette.

In cosa consiste il tetto al prezzo del gas

La misura prevede un limite al prezzo del gas impiegato per generare elettricità. È una deroga temporanea alle regole europee sugli aiuti di Stato, già concessa nel 2022 a Spagna e Portogallo, che però allora affrontavano prezzi del gas molto più alti di quelli attuali in Italia. In Italia l’energia elettrica è prodotta in gran parte da fonti rinnovabili e in parte da impianti a gas, ma il prezzo finale per famiglie e imprese è determinato in modo significativo dal costo del gas. L’idea è che limitarlo possa ridurre, a cascata, anche le bollette a prezzo variabile.

Il tetto: circa 60 euro al megawattora

I dettagli non sono ancora ufficiali. Secondo diverse ricostruzioni, il tetto potrebbe essere fissato intorno ai 60 euro al megawattora. Negli ultimi giorni, sul mercato europeo, il gas ha sfiorato i 90 euro, mentre nel 2022, nel pieno della crisi legata alla guerra in Ucraina, aveva superato i 300 euro. Se il tetto scattasse oggi, si tratterebbe di una riduzione del prezzo del gas di circa 30 euro al megawattora.

Chi paga e chi ne beneficia

Quando il prezzo del gas usato per produrre elettricità supererà la soglia, lo Stato rimborserà i produttori. Secondo quanto riportato dal Messaggero, le risorse proverranno dagli oneri di sistema in bolletta, quindi dalle stesse famiglie e imprese che ne beneficeranno, cioè quelle con un contratto a prezzo variabile. Il rimborso pubblico dovrà essere interamente trasferito sui consumatori, come ha ribadito la Commissione europea: i produttori non potranno trattenere il sostegno.

La Commissione: “Ridurrà i costi”

La Commissione europea ha confermato che la misura “contribuirà a ridurre i costi energetici sia per le famiglie che per le imprese”. La presidente Ursula von der Leyen ha avvertito che “non si possono fare miracoli”.

Una misura a tempo

La durata dovrà essere limitata, trattandosi di un’eccezione alle norme europee. Con tutta probabilità non potrà superare i diciotto mesi, lo stesso periodo concesso a Spagna e Portogallo.

Quando partirà

L’intesa è politica: mancano i passaggi formali. L’Italia dovrà inviare alla Commissione il documento che propone concretamente il tetto, scritto secondo gli accordi raggiunti, e la Commissione dovrà dare il via libera. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha detto che l’invio avverrà “al più presto”, senza indicare scadenze. Poi la norma dovrà essere attuata, e potrebbero servire altre settimane.

I rischi da evitare

Molto dipenderà dai dettagli tecnici, ancora sconosciuti. Una norma scritta male potrebbe cancellare in parte i benefici: a differenza di Spagna e Portogallo, l’Italia è strettamente collegata al resto d’Europa per il gas, e se il tetto rendesse più conveniente comprarlo da noi, il metano potrebbe essere venduto in altri Paesi invece di essere usato in Italia, riducendo l’effetto sulle bollette. Spetterà al governo evitare scappatoie.

Che effetto avrà davvero

Non sono ancora disponibili stime ufficiali sul risparmio per le famiglie né sulla data di entrata in vigore: per ora si tratta di un accordo politico, non di una riduzione già visibile in bolletta.

Fonte: Fanpage.it, articolo di Luca Pons, Il Messaggero, Commissione europea, Governo italiano

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