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Procedura d’infrazione: i numeri che smentiscono la versione di Di Maio

Luigi Di Maio contro il Pd, accusato di essere il vero responsabile della situazione economica italiana e della procedura di infrazione che Bruxelles aprirà a breve nei confronti del nostro Paese. “Ora si parla tanto di questa possibile procedura di infrazione e sapete cosa riguarda? Riguarda il debito prodotto dal Partito Democratico nel 2017 e 2018. Noi la prendiamo seriamente, ma non possiamo fare finta di non sapere che ci sono Paesi europei che in questi anni, per risollevare la loro economia, hanno fatto molto più deficit di quanto consentito dai Trattati. E non sono andati incontro a nessuna sanzione!”.

Ma quanto c’è di vero nelle parole del leader Cinque Stelle, che ha scaricato di fatto il barile sulle spalle dei suoi predecessori? Grazie al sito della Commissione europea è possibile consultare la relazione del 5 giugno 2019 relativa al debito italiano. Vengono citati i dati relativi al 2017 e il 2018, ma dallo stesso documento emerge che la Commissione aveva esaminato il caso italiano tenendo conto del programma di stabilità 2019 presentato dall’Italia alla Commissione stessa il 19 aprile 2019.
In sostanza, la Commissione europea aveva rilevato che le norme sul debito non sono state rispettate nel 2018 e non lo saranno, secondo le previsioni, nemmeno nel 2019 o nel 2020. Lo stesso documento, nelle conclusioni, critica le recenti riforme italiane in particolare quella del pensionamento anticipato che potrebbe incidere negativamente – secondo la Commissione – sul potenziale di crescita del Paese.Quindi se è vero che esiste un problema relativo al debito degli anni precedenti, le decisioni dell’attuale governo italiano non hanno convinto la Commissione. Discutibile anche l’affermazione “L’Italia dà senza ricevere”, che non tiene conto dei fondi che arrivano ogni anno dall’Ue. Così come è errato quel “siamo ignorati sulla questione migranti”: la Commissione europea, a guida Juncker, aveva presentato la riforma del regolamento di Dublino che prevedere una ridistribuzione obbligatoria dei migranti tra gli Stati membri.

Tra i contrari alla riforma troviamo Paesi come Ungheria e Austria, ma anche la Spagna e la stessa Italia perché non concordano sul mantenere le responsabilità del Paese di primo arrivo. A marzo 2019 la proposta di riforma era in discussione al Consiglio Giustizia e Affari Interni (GAI) dell’Unione europea e il rappresentante italiano, il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, non si è presentato per la quinta volta su sei incontri.

Di Maio scarica il barile: “La procedura d’infrazione Ue? Colpa del Pd”