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Di Maio, bordata a Salvini: “La Lega in Europa sta con chi nega l’Olocausto”

Se sia stata un attacco ponderato o un crollo nervoso di fronte alle tensioni che scuotono il Movimento Cinque Stelle non è dato saperlo. Fatto sta che Luigi Di Maio non ha usato parole dolci nei confronti dell’alleato di governo Matteo Salvini, andando all’attacco con decisione e ricorrendo a parole fortissime: “Mi preoccupa questa deriva di ultradestra a livello europeo con forze politiche che faranno parte del gruppo con cui si alleerà la Lega, che addirittura, in alcuni casi, negano l’Olocausto”. Un riferimento alla larga alleanza del Carroccio sul fronte sovranista.

“Stiamo parlando di gruppi parlamentari – ha aggiunto Di Maio – che sono usciti dal Parlamento, quando si commemorava la strage dell’Olocausto e quello che hanno fatto nei campi di concentramento, quindi quando vedo queste cose mi preoccupo”. L’accusa di Di Maio dovrebbe riguardare alcuni esponenti della tedesca AfD (Alternative für Deutschland) e della nuova destra svedese. 
In mattinata, a margine di un incontro in Assolombarda a Milano, sempre Di Maio aveva detto: “Basta slogan. Lo ripeto ancora una volta: lavoriamo bene insieme quando si tratta di lavorare sulle cose concrete”. Una risposta a chi gli chiedeva lumi sul reale rapporto con la Lega dopo l’ennesimo attrito sui rimborsi ai risparmiatori. Servono “poche parole – aveva detto – e affrontiamo questo momento con il massimo della serietà e non con questi slogan, al solito, ‘si blocca il paese’, ‘troppi no’. Lo sanno benissimo anche loro che, quando lavoriamo sui casi concreti e sulle questioni che riguardano gli italiani, non ci batte nessuno”.“Una cosa che invece non si può accettare”, ha invece specificato Di Maio “è che sono stato 4 ore in Consiglio dei ministri. Insieme al Mef abbiamo approvato un decreto sulla crescita che è veramente importante. Abbiamo trovato le soluzioni tecniche per aiutare le imprese, usciamo da lì ed escono queste dichiarazioni (della Lega) come ‘non si blocchi il paese’. Io c’ero lì ieri, 4 ore a lavorare sul decreto crescita”. Gli animi all’interno dell’esecutivo non sono mai stati così tesi.

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