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Gli organi di Davide fanno rinascere cinque vite: “Vorrei incontrare chi vive grazie a mio figlio”

I polmoni sono andati a un diciassettenne del nord Italia. Il fegato è stato donato a un paziente gravissimo in Emilia Romagna. Il cuore batte ancora nel corpo di una giovane donna sarda. E i reni potrebbero salvare altri due sardi dalla schiavitù della dialisi. Davide Trudu, 29 anni, è caduto dal trattore sul quale viaggiava, seduto sul parafango. Ha battuto la testa ed è morto nel reparto di Rianimazione del Brotzu. Un dramma, che ha gettato un’intera comunità nello sconforto. Ma la madre di Davide ha avuto la forza di dire sì alla donazione degli organi di suo figlio. Così cinque nuove vite rinascono grazie al suo grande gesto.

La donna ha ricostruito in un’intervista con L’Unione Sarda il momento in cui ha appreso dell’incidente. “Ho sentito le urla dei vicini che chiamavano il mio Davide, sono corsa e l’ho visto disteso a terra, senza conoscenza. Ho capito subito che si trattava di una cosa grave perché perdeva sangue dall’orecchio. Su di lui c’era Cristian, l’amico che guidava il trattore, che ha provato a soccorrerlo”. La signora Sanna smentisce quindi l’ipotesi che Cristian si sia allontanato: “Non è vero: è rimasto accanto a Davide. Quando si è allontanato l’ha fatto solo per prendere dei farmaci, e dopo l’arrivo delle ambulanze del 118. Io ho pensato da subito che Davide fosse molto grave. Gli ho sentito il respiro e mi ha ricordato quello di suo papà, che respirava malissimo quando stava per morire. Ho pensato al peggio e mi sono detta: no, Davide non ce la fa. Purtroppo avevo ragione. In ospedale ho chiesto a una dottoressa se poteva salvarsi, ma la sua risposta non mi ha dato speranza. L’indomani Davide è morto”.
La notizia della morte è arrivata domenica mattina: “Il mio compagno Rinaldo ha ricevuto una telefonata e mi ha detto: dobbiamo andare in ospedale. Gli ho chiesto: È morto, vero? Davide non c’era più. Il primario e i medici della Rianimazione, con grande professionalità e riguardo, mi hanno chiesto se ci fosse la volontà di donare gli organi” ricorda la madre di Davide.
“Una decisione difficile – ha ammesso la donna – in un momento di dolore terribile. Ho consultato i miei figli, la decisione l’ho presa con loro. Da questo vorrei che arrivasse un insegnamento: Davide non sarebbe tornato con noi, ma donare significava dare speranza ad altre persone sfortunate che avrebbero continuato a vivere. Mi aggrappo a questo per ora, poi mi piacerebbe conoscere e abbracciare chi vive grazie a lui”.

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