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Alemanno: “Criminalizzano i soldi alla politica, ora dovrò cercarmi un altro lavoro”

“Sono innocente, è tutto sbagliato”. Gianni Alemanno è scuro in volto al momento di lasciare il tribunale, condannato a 6 anni di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici, 2 anni di divieto di contrattazione con la Pubblica amministrazione, confisca di 298mila euro, più il sequestro di altri 50mila euro in vista un maxi-risarcimento per il Campidoglio e la municipalizzata Ama. Secondo i giudici, era lui il riferimento di Buzzi e Carminati, i protagonisti indiscussi di “Mafia Capitale”, pilotando nomine in base al loro gradimento e rendendosi sempre disponibile.“Cercavano l’uomo nero ma hanno preso un abbaglio” commenta sconsolato l’ex primo cittadino, travolto dallo scandalo. Un verdetto pesante, più di quanto chiesto dalla procura. “Per il pm Tescaroli – racconta attraverso le pagine de La Repubblica – sono stato referente politico di una banda di mafiosi di cui però non faccio parte perché lo hanno stabilito altri giudici, non io”. I magistrati contestano anche di aver preso 300 mila euro in cambio di appalti comunali, lui si difende e nega.“Quelle erogazioni non si capiva da chi venissero, c’erano un sacco di sigle, oltretutto i contributi di Buzzi e Carminati erano il 2-3% di quelli ricevuti dalla mia Fondazione, il cui responsabile giuridico non ero neppure io”. Alemanno ha ammesso di essersi “fidato delle persone sbagliate”, un errore “politico e umano per il quale ho già pagato quando mi sono ricandidato a sindaco”.  Per l’ex sindaco di Roma c’è una “criminalizzazione del finanziamento ai partiti”. In attesa dell’appello, Alemanno spiega che dovrà “smettere di fare politica, dedicarsi ad altro”. Magari cercare un lavoro, “anche se non so ancora quale”. Il progetto più a breve termine è “studiare le intercettazioni usate dal pm per inchiodarmi. Smonterò le accuse una per una”.

Corruzione e finanziamento illecito, 6 anni di carcere per Alemanno