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Draghi da Mattarella al Quirinale: quattro ipotesi sulla crisi di governo

La crisi di governo sembra ormai ad un passo. Anche se le manovre di palazzo delle forze politiche, soprattutto del M5S, non lasciano ancora capire quale sarà il destino di Mario Draghi e della maggioranza che lo sostiene. Dopo il no annunciato dal leader pentastellato Giuseppe Conte alla fiducia sul decreto Aiuti in Senato, il premier salirà quasi certamente al Colle. I retroscena raccontano che il presidente della Repubblica proverà in ogni modo a salvare la legislatura, magari rispedendo Draghi alle Camere per una nuova fiducia, anche senza il voto dei 5 Stelle. Ma le ipotesi su come si risolverà questa crisi al momento sono quattro.

Italian Prime Minister Mario Draghi (R) and Italian President Sergio Mattarella attend the Republic Day ‘Festa della Repubblica’ celebrations in Rome, Italy, 02 June 2022. The anniversary marks the founding of the Italian Republic in 1946. ANSA/ETTORE FERRARI

La prima ipotesi è quella che sembra al momento più realistica. Soprattutto se si tiene conto della presa di posizione di Draghi, il quale ha fatto già sapere di non essere disposto a guidare un altro governo che non sia di unità nazionale. Ovvero che comprenda anche il M5S, che era la forza politica più rappresentata in Parlamento al momento del suo insediamento. Insomma, se il premier confermerà quando detto, le elezioni si dovrebbero tenere a settembre o ottobre.

La seconda ipotesi riguarda la formazione di un cosiddetto ‘governo balneare’ che traghetterebbe il Paese fino al voto, previsto stavolta a febbraio. Se Mattarella dovesse decidere per questa opzione, a Palazzo Chigi andrebbe un tecnico come ad esempio il ministro dell’Economia Daniele Franco, fedelissimo di Mario Draghi. Terza ipotesi sul tavolo sarebbe quella di un nuovo voto di fiducia sull’attuale premier, al quale stavolta direbbero sì anche i pentastellati, ricomponendo così la frattura che si è creata.

La quarta ed ultima opzione possibile è quella di un Draghi bis ma senza il M5S. Ipotesi però già respinta dalla Lega di Matteo Salvini, il quale ha puntualizzato che, se Conte e i suoi non voteranno la fiducia sul decreto Aiuti, l’esperienza del governo di unità nazionale può considerarsi conclusa.

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