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Draghi come Conte: si tiene la delega ai Servizi. Ora che dice Renzi? Se lo fa lui va bene…

Ricordate i punti chiave su cui batteva Renzi nei giorni caldi dell’assalto a Conte? Tra i tanti che andava dicendo, c’era anche il fatto che Conte avesse tenuto per sé la delega ai Servizi segreti. Riuscì poi a fargliela lasciare, pochi giorni prima che l’ex premier poi formalizzò le dimissioni. Era uno dei passi fatti per andare incontro a Italia Viva con l’intento di ricucire, ma era solo un’altra trappola. Adesso, però, si scopre che Draghi vorrebbe fare lo stesso, cioè tenere per sé quella delega. E non solo. Ma andiamo con ordine. È durato un “niente” l’appello di Mario Draghi ai ministri a parlare solo con i fatti e la larghissima maggioranza di cui dispone è già piena zeppa di palesi distinguo e conflitti sotterranei.

La tensione è già arrivata alle stelle quando i partiti hanno saputo che Super Mario vuole tenere per sé almeno quattro posti tra viceministri e sottosegretari. Come scrive Tpi, “un tesoretto di fedelissimi da sottrarre all’ingordigia dei partiti. A Palazzo Chigi, però, si stanno già muovendo per sistemare anche un altro tipo di poltrone, quelle che ‘contano’ veramente. Una su tutti, la delega ai servizi segreti. Già, perché Mario Draghi starebbe pensando di tenere stretta nelle sue mani l’autorità delegata per la sicurezza della Repubblica”.

Esattamente come avrebbe voluto fare (e per un abbondante periodo di tempo ha fatto) un certo Giuseppe Conte. Per la delega di Palazzo Chigi all’editoria, invece, si fa il nome del super tecnico Mauro Masi, profondo conoscitore della materia. Ma sarebbe in rampa di lancio anche una delega per la riforma del fisco: in pole position c’è Ernesto Maria Ruffini attualmente al vertice dell’agenzia delle entrate.

Intanto, “alla vigilia del voto di fiducia al nuovo governo Draghi, abbiamo deciso, sollecitati da senatrici e senatori dei tre gruppi parlamentari, di intraprendere un’iniziativa comune: la costituzione di un intergruppo parlamentare”. Lo annunciano i capigruppo al Senato Ettore Licheri (M5S), Andrea Marcucci (Pd) e Loredana De Petris (Leu).

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