Economia

Draghi, dopo la Bce c’è la politica? A pensar male è peccato ma spesso ci si indovina…

L’ultima sciocchezza di Di Maio in delirio da complottismo, utile per distrarre l’elettorato dalla realtà dei fatti e cioè che hanno fatto una manovra scellerata, riguarda l’attacco a Mario Draghi. A poche ore dalle parole del vicepremier che accusava il governatore Bce di remare contro l’Italia, il ministro dell’economia Tria ha difeso Draghi, affermando che “non è stato inopportuno perché ha detto quella che è la realtà, nulla di strano, l’ho detto anche io nei giorni scorsi. Non credo che lo spread dipenda dalla manovra, ma dall’incertezza politica su dove va il Paese”. Draghi, dunque, non sta interferendo e non sta remando contro il nostro (e anche suo) Paese. Esercita il suo ruolo e, anzi, fin qui troppo ci è stato d’aiuto.

Mario Draghi scadrà dalla sua carica a novembre 2019. Per ora, chi lo conosce, afferma che non vuole sentir parlare di un altro incarico pubblico… Ma tutto lascia presagire che così non sarà e che avrà un altro ruolo di vertice all’interno dell’Unione Europea, o, addirittura, scenderà in campo proprio in Italia. Intanto in molti credono che sia il vero nome caldo per sostituire con un governo del presidente l’attuale duo Salvimaio se le cose dovessero mettersi davvero male.

L’Europa sta vivendo una situazione di transizione molto delicata: la linea del governo italiano è in realtà sposata da altri partner europei, cioè quelli che guardano più a est invece che a ovest (Polonia, Ungheria e una parte della Germania). Salvini vuole incentrare la prossima campagna europea proprio su questa nuova linea, ambendo al ruolo di “dittatore” in patria e di vicario di Putin in Europa. Di Maio, invece, pensa più al suo elettorato e continua a mettere in atto la campagna mediatica e comunicativa targata Casaleggio-Casalino che vuole insulti, ingiurie e sberleffi alle autorità europee, tra cui, appunto, Mario Draghi, che è in realtà l’unica luce al momento in questo buio.

La Commissione europea intanto ha messo sotto accusa la politica economica debitoria dell’Italia, quella voluta prevalentemente dai 5 Stelle e avallata da Salvini. Il deficit pubblico, come previsto da molti, aumenterà da 2,4 a 2,7%, altro che correzioni e rimodulazioni, come invece chiede la commissione. Il nostro problema, però, continuano a dire tutti, non è il deficit (il Portogallo ha addirittura sforato il 3%), ma il debito pubblico, il secondo più grande al mondo.

Ed è su questo punto che è intervenuto Draghi. Perché la Bce in questo momento oltre che dare consigli, non può. E il consiglio è quello di moderare i torni e di tenere buono lo spread, evitando il rischio fallimento. Ma c’è davvero un futuro politico per Draghi? E quanto sappiamo di lui? Prima di essere nominato presidente della Banca Centrale Europea, Draghi è stato Governatore della Banca d’Italia e Presidente del Financial Stability Forum. Lui si definisce “un liberal-socialista” né di destra né di sinistra. Nel 2015 “Fortune” lo ha inserito al secondo posto nella classifica dei cinquanta leader più influenti del pianeta.

Nato a Roma, figlio di un dirigente dell’Iri, orfano di entrambi i genitori fin da quando era adolescente, ha insegnato in varie università prima di diventare, nel 1991, direttore generale del Tesoro. Ha ricoperto l’incarico fino al 2001, attraverso un’epoca di trasformazioni profondissime, la svalutazione della lira, le grandi privatizzazioni, l’avvicinamento all’euro. Ha lavorato con sette ministri diversi – da Guido Carli a Giulio Tremonti, passando per Carlo Azeglio Ciampi e Vincenzo Visco – e nove differenti governi senza che nessun osservatore potesse mai dire con certezza come la pensasse politicamente.

“Si sente vicino a qualche gruppo politico?”, gli ha chiesto infine il settimanale tedesco “Die Zeit”. Risposta: “No. Le mie convinzioni rientrano in quelle idee che oggi verrebbero definite del socialismo liberale, quindi non proprio collocabili in raggruppamenti estremi”. Per scavare nel Draghi politico, sono due gli aspetti principali da considerare. Il primo è quello della tattica, fondamentale per muoversi in un sistema come l’Eurozona, dove gli interessi da conciliare sono molteplici e spesso divergenti fra loro.

Il secondo è quello della direzione di fondo in cui lui stesso sostiene di muoversi, quella di un’Europa che non lasci andare al suo destino nessuno dei Paesi che ne fanno parte. Draghi è promotore dell’idea di un balzo in avanti per tutti, cioè arrivare agli Stati Uniti d’Europa. Per quel che riguarda la politica italiana, il suo forte dissenso con la linea economica del governo attuale ci dice molto. Vedremo se porterà a termine il suo mandato fino a novembre o se verrà richiamato prima in patria… Dal canto suo, continua il silenzio sull’argomento e mantiene il suo altissimo profilo istituzionale.

 

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