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Draghi respinge il pressing di Salvini sulle pensioni

Scontro tra Mario Draghi e Matteo Salvini sulle pensioni. Secondo quanto riferiscono alcuni organi di stampa, il presidente del Consiglio avrebbe sbattuto la porta in faccia al leader della Lega sulla riforma di Quota 100 che andrà sicuramente portata avanti. Apertura di Draghi, invece, sui lavori gravosi. Ma la coperta è corta, i fondi disponibili sono pochi e le richieste di Salvini insostenibili per il premier. Lega che punta anche il dito contro il Reddito di cittadinanza per il quale verrebbero buttate troppe risorse.

Mario Draghi e Matteo Salvini

È il presidente dei senatori della Lega, Massimiliano Romeo, a mettere in chiaro quale sia la posizione del partito di Salvini sulle pensioni. “In Consiglio dei ministri non è stato ancora deciso niente. Questo è il momento id trattare per arrivare a una mediazione. Va bene superare Quota 100, ma non si può tornare alla legge Fornero”, mette in chiaro Romeo. “Serve uno strumento per garantire flessibilità in uscita con una misura che sia attrattiva”, puntualizza il senatore del Carroccio.

La versione che forniscono dal ministero dell’Economia è però sostanzialmente diversa. I leghisti avrebbero chiesto un fondo che garantisca di anticipare le finestre di uscita dal lavoro, senza perdere i contributi, a beneficio dell’intera platea di lavoratori che ora dovrà rispettare le nuove quote: 102 nel 2022 (64 anni di età più 38 di contributi) e 104 nel 2023. Richiesta leghista che viene considerata di fatto insostenibile dal punto di vista economico.

Per questo motivo Draghi sembra deciso a non cambiare idea. Il premier avrebbe già spiegato a Salvini che tenersi Quota 100 così come è impostata ora sarebbe praticamente impossibile. Secondo lui, infatti, l’introduzione di Quota 102-104 rappresenterebbe già una mediazione. Certo, Quota 100 dovrà essere superata gradualmente. Con l’unica eccezione di maggiori concessioni per quanto riguarda i lavori gravosi. Ma la direzione è ormai stata tracciata.

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