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Dublinanti percezione vs realtà

di Federico Di Tommaso

C’è una narrazione che si sta diffondendo in queste settimane, alimentata più dai titoli allarmistici che dai dati: quella di un’Italia sommersa da centinaia di “dublinanti” in arrivo ogni giorno. I numeri forniti dallo stesso Viminale raccontano una realtà completamente diversa.

Partiamo dal dato ufficiale più recente. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha reso noto che, dall’entrata in vigore del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo (12 giugno 2026), sono arrivate circa 50 richieste di trasferimento verso l’Italia. Di queste, soltanto tre persone risultano essersi effettivamente presentate sul territorio nazionale. Non trecento, non tremila: tre.

A questo si aggiunge la ripresa, annunciata negli ultimi giorni, dei trasferimenti da parte di cinque Paesi europei — Germania, Austria, Svizzera, Finlandia e Svezia — dopo quasi quattro anni di blocco pressoché totale. Anche qui i numeri restano minimi: l’Austria ha trasferito 4 persone, un singolo caso per volta; gli altri Paesi hanno annunciato la ripartenza ma parlano esplicitamente di “casi singoli” e di una gestione “graduale”. Nessun volo charter, nessun trasferimento di massa: procedure individuali, verificate una per una.

Perché allora si parla di “centinaia”?

La confusione nasce quasi certamente dalla sovrapposizione tra due dati molto diversi tra loro: le richieste di trasferimento e i trasferimenti effettivi. Nel 2025, secondo Eurostat, l’Italia ha ricevuto 24.152 richieste da altri Paesi UE che chiedevano di riprendersi migranti transitati per il nostro territorio — un numero alto, che però misura le domande presentate dagli Stati esteri, non le persone realmente arrivate. Una richiesta può decadere per ricorsi, scadenze procedurali, irreperibilità del richiedente o altre cause: la storia recente dimostra che solo una minoranza si traduce in un trasferimento reale.

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