
I recenti sviluppi dell’inchiesta sul caso di Chiara Poggi hanno riportato alla luce nuovi dettagli grazie alla testimonianza di Marco Poggi, fratello della vittima. L’intervista rilasciata a Quarto Grado ha evidenziato dubbi e conferme sulle dinamiche antecedenti al delitto, soffermandosi sull’impatto personale e familiare delle indagini in corso.
Marco Poggi non esclude la possibilità che Andrea Sempio fosse presente da solo nella stanza della sorella, dove si trovava il computer utilizzato dai ragazzi per giocare. “Non posso escludere che io alcune volte sia andato in bagno, sia andato a prendere da bere o a far uscire il gatto e quindi lo abbia lasciato lì pochi minuti” ha dichiarato.
Riguardo ai video intimi tra la vittima e il fidanzato Alberto Stasi, considerati dagli inquirenti elementi potenzialmente in grado di incriminare il 37enne, Poggi ha risposto con fermezza: “Non li ho mai visti. Sapevo solo della loro presunta esistenza da una chat su Msn che avevo letto anni prima, ma non li ho mai visti e non ho mai detto questa cosa né ai miei amici né ad altre persone”. Ha inoltre sottolineato di non aver mai parlato dell’argomento con nessuno, per rispetto della privacy della sorella.

Nel corso dell’intervista, Marco Poggi ha espresso la sua convinzione sulla colpevolezza di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione. “All’inizio del 2007 non credevamo nella sua colpevolezza. L’abbiamo difeso molto e, anche durante la sua detenzione, ero convinto della sua innocenza. La notizia della scarcerazione mi aveva rassicurato, perché pensavamo fosse estraneo ai fatti”. Tuttavia, dopo aver seguito i vari processi e analizzato le prove, anche quelle nuove, Poggi ha affermato di essere convinto definitivamente della responsabilità di Stasi.
Il fratello della vittima ha manifestato delusione per le modalità adottate durante le indagini più recenti, in particolare per il prelievo del DNA effettuato in modo nascosto e per l’esclusione della famiglia dalle comunicazioni ufficiali. “Siamo rimasti dispiaciuti. Avrei capito le intercettazioni nel mio caso, ma che fossero coinvolti i miei familiari era evitabile. Mi è dispiaciuto essere tenuti sempre da parte, quasi come se non esistessimo”. Marco Poggi ha anche sottolineato l’assenza di un confronto diretto da parte degli investigatori all’apertura dell’indagine sulla nuova pista, definendo questa mancanza come un segno di scarsa umanità e rispetto.

A quasi 19 anni dal delitto, l’intervista evidenzia un quadro di forte tensione emotiva e istituzionale, con il fratello che rimane fermo nella sua posizione sulla colpevolezza di Stasi, nonostante la nuova inchiesta della Procura di Pavia su Andrea Sempio.
Marco Poggi ha inoltre affrontato la questione della pressione mediatica crescente, diventando oggetto di attacchi e sospetti infondati in rete. “Non ho mai sopportato questa esposizione mediatica, soprattutto in occasione della riapertura delle indagini, che ha coinvolto maggiormente la mia figura”.
Ha riferito di non aver mai avuto contatti con Stasi e ha evitato di alimentare ulteriori polemiche, invitando a un abbassamento dei toni nella discussione pubblica. Ha inoltre negato categoricamente qualsiasi coinvolgimento in giri di stupefacenti e ha smentito le voci relative a una sua permanenza in una clinica psichiatrica, attribuendo la diffusione di tali false notizie al suo lungo silenzio mediatico. “L’accusa che più mi ha ferito è quella di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, un peso con cui ho imparato a convivere. I sentimenti prevalenti in quest’ultimo anno sono rabbia e stanchezza”, ha concluso.