
Un nuovo nome emerge nell’inchiesta della Procura di Roma sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Dopo le posizioni di Laura Casagrande e Marco Fassoni Accetti, risulta indagata anche Gabriella Boggiani, ascoltata dalla Commissione bicamerale d’inchiesta. La donna ha dichiarato di avere appreso soltanto durante l’audizione della propria iscrizione nel registro degli indagati. Secondo quanto riferito da ambienti vicini alla Procura, Boggiani sarebbe iscritta in un fascicolo diverso da quello che riguarda Accetti. Nello stesso procedimento, stando alle informazioni emerse, figurerebbero anche altre persone appartenenti alla cerchia di conoscenze frequentata dal fotografo romano all’epoca dei fatti.
Nel corso dell’audizione davanti alla Commissione bicamerale di inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, Boggiani ha manifestato preoccupazione dopo avere saputo dell’indagine. «Io non ho mai avuto paura», avrebbe affermato nella parte secretata della seduta, aggiungendo tuttavia che, alla luce di quanto emerso, prova ora un certo timore. La posizione di Gabriella Boggiani è collegata soprattutto a una telefonata effettuata nel 1983 insieme a Marco Fassoni Accetti. La donna ha ricostruito davanti ai commissari quell’episodio, precisando di avere avuto con Accetti una frequentazione soltanto occasionale e di avere interrotto i rapporti molti anni fa.
Boggiani ha descritto l’uomo come una persona «stravagante» e «pazzerella», prendendo le distanze da ogni ipotesi di complicità nella vicenda. Secondo il suo racconto, Accetti le avrebbe chiesto di compiere quello che le venne presentato come uno scherzo, da una cabina telefonica nel quartiere Africano di Roma. La donna ha confermato di avere effettuato una chiamata nella quale avrebbe detto che qualcuno sapeva dove si trovasse Emanuela Orlandi. Ha però sostenuto di non avere conosciuto, in quel momento, il reale contesto della vicenda e ha negato di avere letto un comunicato o formulato richieste relative a uno scambio con il terrorista turco Alì Agca.

La Commissione e gli inquirenti stanno proseguendo gli accertamenti sulla posizione di Accetti, che risulta indagato, in concorso con ignoti, per il sequestro a scopo di estorsione di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. La fase investigativa resta aperta e mira a verificare dichiarazioni, contatti e circostanze riconducibili al 1983. Gli approfondimenti riguardano anche la morte di José Garramon, il tredicenne deceduto nel dicembre di quello stesso anno nella pineta di Castel Porziano. Il ragazzo fu investito da Accetti, condannato in via definitiva per omicidio colposo. Gli accertamenti attuali intendono chiarire se vi siano elementi ulteriori rispetto alla ricostruzione dell’incidente.
Nei giorni scorsi la Commissione ha ascoltato Maria Laura Bulanti, madre di José Garramon. La donna ha riferito di avere riconosciuto in Accetti il cosiddetto «finto prete» che si sarebbe presentato nella sua abitazione poco prima della scomparsa del figlio. Parallelamente, i carabinieri del Ris stanno svolgendo nuove analisi genetiche sul flauto consegnato da Accetti alla Procura quando si autoaccusò del rapimento di Emanuela Orlandi. Gli esiti degli esami sono attesi dagli investigatori e potranno contribuire a definire il quadro degli elementi ancora al vaglio nell’inchiesta romana.