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“Epidemia di diarrea acuta”. Popolazione in ginocchio: come avviene il contagio. Fate attenzione

Un aumento anomalo di infezioni intestinali sta mettendo in allerta le autorità sanitarie degli Stati Uniti. In oltre trenta Stati sono stati segnalati casi di ciclosporiasi, malattia provocata dal parassita Cyclospora cayetanensis. I disturbi possono essere pesanti e prolungati, mentre le indagini puntano a chiarire se all’origine del focolaio vi sia un alimento o una filiera contaminata. La diffusione della ciclosporiasi ha richiamato l’attenzione delle strutture sanitarie americane perché il numero delle segnalazioni risulta superiore ai livelli normalmente osservati nel corso dell’anno. L’infezione, che colpisce l’apparato digerente, è stata rilevata in più di trenta Stati.

Tra le zone maggiormente interessate figura il Michigan, dove nell’ultima settimana sarebbero stati registrati circa 1.600 casi di positività al parassita. L’aumento delle infezioni ha comportato anche ricoveri ospedalieri: alcuni pazienti hanno richiesto cure per disidratazione e marcata debolezza, conseguenze della perdita continuativa di liquidi. La ricostruzione dell’episodio resta complessa. Per individuare l’eventuale origine comune, le autorità stanno raccogliendo informazioni sulle abitudini alimentari delle persone coinvolte e sui luoghi nei quali hanno consumato o acquistato gli alimenti nei giorni precedenti alla comparsa dei sintomi.

L’infezione da Cyclospora cayetanensis avviene soprattutto per via oro-fecale, attraverso l’ingestione di acqua o cibo contaminati. Tra i veicoli considerati più rilevanti vi sono in particolare frutta fresca e verdure consumate crude, se entrate in contatto con acqua contaminata o se non adeguatamente lavate. Dopo l’ingestione, il parassita raggiunge l’intestino tenue e può avviare il proprio ciclo, causando i disturbi tipici della malattia. La trasmissione diretta tra persone è ritenuta meno frequente: può verificarsi soltanto in determinate condizioni igieniche, poiché le forme del parassita necessitano di tempo per maturare in ambienti caldi e umidi.

Il rischio di contaminazione può essere maggiore in contesti agricoli privi di adeguati servizi igienici o di corrette procedure per il lavaggio delle mani. Anche una gestione insufficiente delle acque destinate ai campi può favorire il contatto degli alimenti con il parassita. Il segnale più frequente della ciclosporiasi è una diarrea acquosa, spesso ricorrente, che può essere accompagnata da crampi addominali. Nei quadri più intensi, la perdita di liquidi può portare alla disidratazione e a un indebolimento dell’organismo, oltre a rendere più difficile il corretto assorbimento dei nutrienti.

Uno degli elementi che rende più difficile identificare i focolai è il tempo di incubazione. Dall’esposizione al parassita alla comparsa dei primi disturbi possono trascorrere fino a due settimane. Un intervallo che può rendere difficile, per i pazienti, ricordare con precisione i cibi consumati e i luoghi frequentati. Anche la diagnosi può non essere immediata. Nelle fasi iniziali non sempre vengono effettuati test specifici per individuare il Cyclospora cayetanensis, circostanza che può ritardare l’identificazione dei casi e la ricostruzione dei possibili collegamenti tra le persone contagiate.

La Food and Drug Administration, l’agenzia federale statunitense responsabile anche della sicurezza alimentare, ha avviato accertamenti per individuare il punto della filiera in cui potrebbe essersi verificata la contaminazione. L’obiettivo è capire se vi sia un alimento comune tra i casi segnalati. Alcuni pazienti hanno riferito l’insorgenza dei sintomi dopo aver mangiato in catene di ristorazione veloce. Al momento, tuttavia, non è stato stabilito un collegamento definitivo: molte persone consumano prodotti provenienti da fonti differenti e frequentano più esercizi nel corso della stessa settimana.

In presenza di diagnosi confermata, viene generalmente prescritta una terapia antibiotica specifica, spesso della durata di circa dieci giorni. La ripresa può richiedere tempo, soprattutto per chi ha affrontato episodi prolungati di diarrea e disidratazione. A rendere più delicata la situazione è inoltre l’interruzione del monitoraggio specifico della ciclosporiasi nel programma FoodNet dei CDC, dopo i tagli ai fondi federali. La sorveglianza resta quindi un punto centrale per intercettare nuovi casi e contenere la diffusione dell’infezione.

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