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“Essere antifascisti non ha senso”. Parola di candidata leghista

Che la scelta di Susanna Ceccardi come candidata della coalizione di centrodestra non fosse proprio azzeccata era balzato agli occhi (e alle orecchie) già nei giorni scorsi, quando erano venute a galla tutte le gaffe pre e post emergenza sanitaria dell’aspirante governatrice scelta da Salvini per tentare di conquistare la difficilissima Toscana. Missione quasi impossibile, resa ancora più ardua da altre, discutibilissime prese di posizione che hanno contribuito a scatenare polemiche.

Inserendosi nella lunga scia di una destra che fatica a prendere le distanze dalla drammatica esperienza del Ventennio, la Ceccardi ha infatti usato parole tutt’altro che nette in merito. Arrivando anzi a dire che, oggi come oggi, l’antifascismo non avrebbe più senso di esistere. Ignorando i tanti episodi, anche recenti, che hanno tristemente riportato il tema agli onori delle cronache.
Io sono anti-ideologica – ha spiegato la candidata leghista a Repubblica – E vengo anche io da una storia rossa: ho una famiglia di tradizione di sinistra, il fratello di mio nonno era un partigiano e fu ucciso dai fascisti. Non sono né fascista né antifascista, aveva un senso la domanda allora, nel 1944. Oggi è troppo facile dirsi antifascisti con un nemico che non esiste. Sono dalla parte dei temi”.E alla domanda se accetterebbe voti da CasaPound, la Ceccardi ha risposto: “Il voto è libero e segreto. A nessuno viene chiesto censo, orientamento sessuale, religioso o politico prima di entrare in cabina elettorale”. Infine, la candidata leghista ha chiarito che non rinuncerà al suo ruolo di europarlamentare in caso di vittoria alle Regionali.

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