Leonardo Maria Del Vecchio lascia la gestione operativa di EssilorLuxottica e torna a indossare soltanto i panni dell’azionista. Dal 31 agosto non sarà più presidente di Ray-Ban né chief strategy officer del gruppo nato dalla fusione tra Essilor e la Luxottica fondata dal padre. La decisione apre un passaggio molto più ampio: lo scontro con Francesco Milleri, il riassetto ancora irrisolto di Delfin e la posizione finanziaria costruita attraverso Lmdv Capital.
Lo strappo con Francesco Milleri

Le dimissioni sono state comunicate con una lettera indirizzata al consiglio di amministrazione e allo stesso Milleri. Nel testo, anticipato dalla stampa finanziaria, Del Vecchio descrive una gestione diventata “distante” e “impersonale”, lontana dal modello che associa all’esperienza del padre. La critica non sembra riguardare un singolo progetto, ma il rapporto tra i vertici, i manager e le persone del gruppo.
Milleri è il manager al quale Leonardo Del Vecchio aveva affidato la continuità di EssilorLuxottica e la presidenza di Delfin. Negli ultimi mesi, però, la sintonia con Leonardo Maria si sarebbe incrinata anche per le difficoltà incontrate dall’erede nel tentativo di modificare gli equilibri della holding familiare. EssilorLuxottica ha confermato l’uscita, ringraziandolo per il contributo alla crescita e alla realizzazione della visione strategica del fondatore.
L’uscita dagli incarichi non è un disimpegno
L’addio ai ruoli operativi non equivale a un’uscita dall’orbita del gruppo. Leonardo Maria conserva il 12,5% di Delfin e ha chiarito di voler continuare a esercitare le proprie responsabilità di azionista. La mossa separa quindi proprietà e gestione: Milleri resta alla guida industriale, mentre Del Vecchio potrà concentrarsi sul proprio family office e soprattutto sulla riorganizzazione della holding lussemburghese.
Dopo le dimissioni presentate nel 2025 da Rocco Basilico, nessuno degli eredi mantiene più un incarico operativo in EssilorLuxottica. Questo può ridurre le sovrapposizioni nella governance, ma elimina anche un collegamento diretto tra la famiglia e la struttura manageriale.
Delfin, la cassaforte al centro dello scontro
Delfin detiene il 32,4% di EssilorLuxottica ed è uno dei principali poli finanziari privati italiani. Nel portafoglio figurano anche circa il 17,5% di Monte dei Paschi di Siena, quasi il 10% di Generali, una quota vicina al 2,7% di UniCredit e il 28% di Covivio. Alla morte di Leonardo Del Vecchio, nel 2022, il capitale della holding è stato ripartito in otto quote uguali del 12,5%.
La struttura paritaria ha reso difficile raggiungere un’intesa sul futuro della società. Leonardo Maria aveva tentato di acquistare le partecipazioni dei fratelli Luca e Paola, pari complessivamente al 25%, per salire al 37,5%. L’operazione avrebbe richiesto un finanziamento bancario nell’ordine dei dieci-undici miliardi di euro, ma si è fermata quando gli istituti hanno chiesto garanzie riconducibili a Delfin e il consiglio della holding non ha autorizzato l’impegno.
Restano così aperte la possibile uscita di alcuni soci e la definizione di una governance capace di decidere più rapidamente. Le tensioni hanno inoltre limitato la distribuzione dei dividendi, risorsa importante sia per gli eredi sia per le iniziative finanziarie sviluppate individualmente.

Il peso del debito e il negoziato con Apollo
Sul tavolo c’è anche l’esposizione finanziaria riconducibile alle attività di Leonardo Maria Del Vecchio, che secondo le ricostruzioni di stampa supererebbe 1,3 miliardi di euro. Il totale comprenderebbe circa 650 milioni verso UniCredit, 350 milioni riconducibili a Indosuez e altri 110 milioni di leasing. Il blocco dei dividendi di Delfin rende più delicata la gestione degli interessi e delle scadenze.
Per questo sarebbe stato avviato un confronto con il fondo statunitense Apollo per rifinanziare il debito. L’intesa dipenderebbe anche dalla possibilità di trasferire il 12,5% detenuto in Delfin a un veicolo finanziario personale. La trasferibilità delle quote e la loro valutazione sono ormai tra i punti più sensibili del confronto tra gli eredi.
Del Vecchio potrà inoltre dedicare maggiore attenzione a Lmdv Capital, attraverso cui ha costruito investimenti nell’editoria, nell’ospitalità e nella ristorazione. L’uscita da EssilorLuxottica gli consente di concentrarsi sul proprio percorso imprenditoriale, ma rende ancora più urgente trovare un equilibrio finanziario stabile.
Conti in crescita, titolo sotto pressione
Lo strappo arriva mentre i risultati industriali di EssilorLuxottica restano solidi. Nel primo semestre 2026 il gruppo ha registrato ricavi per circa 14,82 miliardi di euro, in aumento del 9,7% a cambi costanti, e un utile operativo adjusted di circa 2,75 miliardi, cresciuto del 15%. La spinta arriva anche dagli occhiali con intelligenza artificiale e dai prodotti per il controllo della miopia.
La Borsa continua però a mostrare cautela. Rispetto ai massimi del novembre 2025 il titolo ha perso oltre la metà del proprio valore e nella seduta seguita alle dimissioni ha chiuso ancora in ribasso. Sulle valutazioni pesano i dubbi sulla redditività futura degli smart glasses, la concorrenza dei grandi gruppi tecnologici e l’incertezza legata alla governance di Delfin.

I prossimi passaggi
Nel breve periodo la gestione di EssilorLuxottica non dovrebbe subire scosse operative: Milleri conserva la guida e l’azienda ha ribadito la continuità della strategia. La vera partita si sposta nella holding, dove dovranno essere affrontati il riassetto delle quote, il tema dei dividendi, i trasferimenti verso veicoli personali e il ruolo di Delfin nelle partecipazioni bancarie e assicurative.
L’uscita di Leonardo Maria Del Vecchio può essere letta come una rottura, ma anche come il tentativo di separare due piani diventati difficili da conciliare: quello del manager interno a EssilorLuxottica e quello dell’azionista impegnato a ridisegnare l’eredità industriale e finanziaria del padre. Da questo passaggio dipenderanno non soltanto gli equilibri familiari, ma anche la stabilità di una delle holding più influenti dell’economia italiana.