Europa

Gli eurodeputati del Brexit Party voltano le spalle durante l’inno europeo

Che brutto gesto quello dei britannici. Gli eurodeputati del Brexit Party, la formazione di Nigel Farage, sono rimasti seduti o hanno voltato le spalle durante l’esecuzione dell’inno europeo che ha aperto la sessione inaugurale del nuovo Parlamento europeo oggi a Strasburgo. A rimanere seduti anche alcuni parlamentari francesi del gruppo sovranista Identità e democrazia, di cui fa parte la Lega.

“Tristezza ma anche maleducazione”, ha commentato l’eurodeputato del Pd Carlo Calenda: “Il fatto che non siano in grado neanche di rispettare un inno che è quello europeo e di girarsi mentre lo suonano è una dimostrazione che la più antica democrazia del mondo sta vivendo un periodo di crisi molto profonda, anche nelle maniere, che era una cosa su cui gli inglesi erano univocamente fermi”, ha detto Calenda.

Il partito di Farage, il primo partito in Inghilterra alle elezioni europee del 26 maggio scorso, ha 29 seggi nel Parlamento europeo. Questa mattina, Farage, davanti a una folla di cronisti ha commentato: “Siamo il più grande partito in Europa, niente male vero?”. Il Brexit Party, ha aggiunto, sarà “spavaldo e allegro”, ma non rimarrà in silenzio davanti a “persone come Verhofstadt che parlano male del nostro Paese”.

Quanto al nome del socialista olandese Frans Timmermans quale prossimo presidente della Commissione europea, Farage ha affermato: “È un fanatico. Vuole distruggere gli stati nazionali. Vuole gli Stati Uniti d’Europa. È un uomo molto pericoloso”.

nigel farage a favore della Brexit

Per Farage, la premier britannica Theresa May “dovrebbe astenersi” dal votare per il candidato del Pse Timmermans. Il premier italiano Conte, invece, spiega che Mario Draghi e la Merkel non sono disponibili a ricoprire l’incarico di presidente della Commissione. E nega che ci sia un appoggio italiano al blocco di Visegrad.

“Noi abbiamo fatto asse con altri dieci paesi e sicuramente con questi altri 10 abbiamo sensibilità diverse, non c’è una strategia, un’alleanza precostituita, semplicemente siamo riusciti a coinvolgere altri Paesi, tra cui anche quelli di Visgrad, ognuno con le differenti sensibilità, ma ci siamo ritrovati su questo obiettivo comune”.

 

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