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Ex grillini, Forza Italia e renziani delusi: chi sono i “moderati” in soccorso di Conte

Un gruppo parlamentare di moderati per salvare il governo, messo a serio rischio dagli scossoni continui provenienti da Italia Viva. Qualche renziano scontento degli umori ballerini del proprio leader, qualche fuoriuscito da Forza Italia e qualche ex grillino finito nel Gruppo Misto: questa la composizione della squadra chiamata a sostituire Renzi così da renderlo non più indispensabile per la sopravvivenza dell’esecutivo e spegnerne gli ardori, che nelle ultime ore hanno rischiato più volte di far esplodere una crisi che avrebbe avuto nel ritorno alle urne l’unica, possibile conclusione.

Fare le scarpe a Renzi, insomma, prima che sia lui a farle a Conte. Un piano che ha come sostenitore principale il Pd, consapevole che in caso di caduta giallorossa l’Italia sarebbe di fatto consegnata a un governo di centrodestra a fortissima trazione leghista, con Matteo Salvini premier e dominatore assoluto. Idea talmente spiacevole da aver convinto sia Nicola Zingaretti che Giuseppe Conte della necessità di agire prima che sia troppo tardi.
Tra le ipotesi al vaglio, anche quella di un sostengo da una parte del Misto, senza la nascita di ulteriori formazioni, da parte di parlamentari che poi confluirebbero, più avanti, nel Pd. L’importante è rendere chiaro in fretta a Renzi che la sua presenza non è più indispensabile e che il governo può esistere anche senza Italia Viva. Una linea contraria a quella del dem Franceschini, convinto ancora della necessità di coltivare il dialogo con Renzi: in caso di strappo, è la tesi del ministro della Cultura, l’ex premier perderebbe per strada tanti senatori pronti a tornare indietro.Da Forza Italia, le voci danno come possibili partenti, in direzione giallorossa, i vari Biasotti, Causin, Dal Mas, Romani e Saccone. Niente di concreto, per ora. Abbastanza da agitare i renziani, pronti a ribadire il loro sostegno all’esecutivo. E a rafforzare la figura di un Conte che ora potrebbe anche sfidare Renzi in Parlamento, per inchiodarlo di fronte alle sue responsabilità.

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