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Riapertura della scuola, Fabio Fazio non ci sta: “Iniziare dopo le elezioni. Ora didattica a distanza”

I lavori di adeguamento degli spazi non sono stati ultimati per tempo, come era ampiamente prevedibile, e al momento le aule non sono agibili. Quasi ovunque si aspetta l’arrivo dei famosi banchi monoposto scelti dalla Azzolina, con la consapevolezza che potrebbero essere consegnati ad anno scolastico inoltrato. E poi mancano i bidelli, pedine fondamentali per l’organizzazione interna, a maggior ragione per far rispettare le regole del distanziamento e le nuove norme di sicurezza all’interno degli istituti. E poi c’è la nota più dolente. A causa della folle riorganizzazione del sistema di reclutamento voluto dalla ministra, in molti casi mancano proprio gli insegnanti. La riapertura della scuola il 14 novembre, insomma, è in alto mare. E così anche Fabio Fazio interviene  per dire la sua.

“Rimangono delle domande inevase”, esordisce il conduttore televisivo, il quale evidenzia, in un video postato su Twitter, alcuni dubbi sul ritorno in classe, a una settimana dall’inizio dell’anno scolastico (A Bolzano si parte il 7 settembre). “Si può davvero pensare che basti mettere i banchi a un metro di distanza, con o senza ruote, perché i ragazzi non si avvicinino l’uno all’altro?”, domanda Fabio Fazio.

“Si può davvero pensare che i bambini mantengano le mascherine? E la mensa? Sarà riaperta o bisognerà portare il cibo da casa? Sarebbe il colmo, dopo che in un ristorante bisogna dare i propri dati anagrafici, mantenere il metro di distanza, misurare la temperatura, pensare invece che a scuola si vada tutti insieme in mensa”. Le questioni sollevate da Fazio sono molteplici, ma su un punto si sofferma con particolare attenzione.

“Ci sono insegnanti, studenti o famigliari che non possono proprio ammalarsi e la scuola è un luogo di possibile contagio” da Coronavirus. Per questo, propone Fabio Fazio, “la didattica a distanza è un’alternativa fondamentale e deve essere lasciata la possibilità alle famiglie di poterla scegliere”. In conclusione, Fazio pone un’altra domanda, implicitamente rivolta al governo: “Era indispensabile iniziare la scuola il 14 settembre se, in molte regioni, una settimana dopo si vota?”.

 

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