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“Facebook ha violato la privacy”: maxi multa da 5 miliardi di dollari

Mark Zuckerberg alle prese con una bella tegola, una multa da 5 miliardi di dollari per il caso Cambridge Analytica: “Ha violato la privacy”. Una vera e propria stangata quella che si abbatte su Facebook per aver violato le norme sulla privacy nella discussa vicenda. La multa – secondo quanto riporta il Wall Street Journal – è stata decisa dalla Federal Trade Commission (Ftc), l’autorità del settore, ed è la più grande mai comminata contro una società hi-tech.

A Menlo Park se lo aspettavano da tempo, e alla fine l’atteso provvedimento su Facebook è arrivata. Ed è il più pesante mai sferrato in Usa contro un colosso del web. La Federal Trade Commission, la massima autorità federale che vigila nel settore delle telecomunicazioni, ha votato per una multa da 5 miliardi di dollari contro il re dei social media, accusato di grave violazione della privacy.
È il prezzo che la creatura di Mark Zuckerberg deve pagare per lo scandalo Cambridge Analytica, la controversa società di raccolta dati che ebbe accesso illegale ai dati personali di ben 86 milioni di utenti Facebook. Informazioni usate per di più per scopi politici, visto che Cambridge Analytica lavorava nel 2016 per la campagna presidenziale di Donald Trump ed era legata all’allora stratega del presidente e della Casa Bianca Steve Bannon. L’authority ha preso la decisione a maggioranza, con i membri repubblicani che hanno votato a favore della sanzione e quelli democratici contro.Ora la palla passa al Dipartimento di giustizia americano che dovrà dare il suo imprimatur alla strada indicata dalla Federal Trade Commission, normalmente una semplice formalità. Del resto ultimamente i rapporti dei big del web e del settore hi-tech con l’amministrazione Trump non sono proprio idilliaci. Lo dimostrano anche gli attacchi degli ultimi giorni che il presidente americano ha sferrato contro i social media, accusandoli di partigianeria politica e di escludere dalle loro piattaforme le voci conservatrici, in quella che il tycoon ha espressamente definito come una discriminazione.

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