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Facebook, scandalo privacy: nuova legge in UE ma gli italiani sono “in fuga”

Lo scandalo Cambridge Analytica che ha coinvolto Facebook continua ad avere ripercussioni sul celebre social network “in blu”. Se gli Stati Uniti hanno richiesto a Mark Zuckerberg la sua presenza al Congresso per esporre al mondo la questione, l’Europa aveva descritto come “inaccettabile” la presenza anche di profili europei coinvolti nello scandalo. A quasi un mese di distanza, Facebook sembra voler tornare a sorprendere positivamente i suoi utenti europei; nelle scorse ore, infatti, tutti gli utilizzatori hanno visto apparire un messaggio che descriveva le nuove regole in tema di protezione dei dati. “La nuova legislazione Ue significa più protezione dei vostri dati” – ha fatto sapere il colosso della Silicon Valley in una pubblicità pubblicata sui principali giornali tedeschi in vista della messa in campo della GDPR, la nuova legge della protezione dei dati UE in vigore dal 25 maggio. Ma è davvero tutto oro quel che luccica? Molti critici sembrano avere qualche dubbio in merito tanto da definire “manipolatoria e disonesta” la modalità con cui Facebook chiederebbe il consenso al trattamento di alcuni dati personali. Nel frattempo, Mark Zuckerberg non ci sta ad essere l’unico nell’occhio del ciclone e punta il dito contro altri grandi colossi del digitale.

facebook-scandalo-privacyFacebook, scandalo privacy: per i cittadini UE una nuova legge

Dopo che l’UE aveva definito “inaccettabili” le violazioni della privacy di moltissimi cittadini UE – circa 2,7 milioniMark Zuckerberg sembra voler correre ai ripari annunciando ai suoi utenti europei l’introduzione di una nuova legge sulla tutela dei dati personali, la GDPR. Le nuove regole della legge europea sulla protezione dei dati entreranno in vigore, come annunciato nei giorni scorsi dal colosso della Silicon Valley, il prossimo 25 maggio. La legge in questione mira a fornire a tutti gli utenti (per ora solo europei) un maggiore controllo circa l’uso delle proprie informazioni personali nonché sulle modalità in cui le loro informazioni vengono archiviate online. I vertici di Facebook assicurano inoltre multe molto salate per tutte le aziende che infrangeranno le regole, multe che possono raggiungere anche il 4% del fatturato globale di tali imprese.
Nonostante queste nuove disposizioni, gli italiani sembrano non aver apprezzato lo scandalo Cambridge Analytica tanto che nell’ultimo mese sono aumentate a dismisura le ricerca circa il “come cancellarsi da Facebook”. Un’analisi della piattaforma SEMrush ha infatti evidenziato come, solo nell’ultimo mese, ben 22mila persone hanno chiesto a Google “come eliminare l’account Facebook”. Una fuga di massa? Ancora non ci è dato saperlo ma, di certo, sembra che gli italiani abbiano molto a cuore la loro privacy.
facebook-scandalo-privacyIntanto, però, alcuni attivisti della privacy criticano Facebook definendo “manipolatorio e disonesto” il modo in cui il social network di Mark Zuckerburg sta chiedendo agli utenti europei di esplicitare il consenso per l’utilizzo del riconoscimento facciale in foto e video.

Mark Zuckerberg punta il dito contro i colossi del digitale

Mark Zuckerberg e i vertici di Facebook non ci stanno ad essere gli unici protagonisti di uno scandalo mai visto prima, che potrebbe anche portare ad un radicale dimensionamento dell’utilizzo del celebre social network. In un post sulla Newsroom del sito ufficiale – dal titolo “Domande difficili: quali dati raccoglie Facebook quando non utilizzo Facebook e perché?” e pubblicato da David Baser, Product Management Director – si legge “Molte aziende offrono questi tipi di servizi e, come Facebook, ricevono anche informazioni dalle app e dai siti che li utilizzano. Twitter, Pinterest e LinkedIn hanno tutti i pulsanti Mi piace e Condividi simili per aiutare le persone a condividere le cose sui loro servizi. Google ha un servizio di analisi popolare. E Amazon, Google e Twitter offrono tutte le funzionalità di accesso. Queste aziende – e molte altre – offrono anche servizi pubblicitari. Infatti, la maggior parte dei siti Web e delle app invia le stesse informazioni a più società ogni volta che le visiti”. Basterà questo a distogliere l’attenzione attualmente riposta esclusivamente su Facebook?
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