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Filippo Rossi, Buona Destra: “La democrazia deve prescindere da sondaggi momentanei”

Filippo Rossi, giornalista, ideatore di Caffeina Festival, direttore di Business.it e autore del pamphlet che esce oggi, 5 settembre, dal titolo “Dalla parte di Jekyll. Manifesto per una buona destra” (Marsilio edizioni), è intervenuto su Radio24 per parlare del suo libro e dell’attuale situazione politica con Gianluca Nicoletti, nella trasmissione Moleg. C’è ancora in Italia la speranza che esista una destra che non si riconosce nella becera e greve politica del Matteo Salvini? Sopravvive ancora una destra colta, raffinata, educata, laica, inclusiva, che non sopporta il razzismo e l’estremismo della Lega e del suo leader?

Secondo Filippo Rossi sì. Esiste chi, da destra, mostra insofferenza per la deriva estrema dei vent’anni del berlusconismo, sfociata nell’odierno salvinismo. Rossi parla di una destra non ideologica, altra e alta, alternativa a quella ruttante e urlante di Salvini. Nicoletti gli chiede: “Come si è arrivati all’attuale destra?”.

Secondo Rossi “negli anni passati la destra italiana si è adeguata e adagiata sull’identikit che le dava la sinistra, che era dominante culturalmente. Loro descrivevano una destra ignorante, picchiatrice e fatta solo di slogan, e i politici di destra – sbagliando – si sono adagiati su questo identikit. Poi con il berlusconismo si è arrivati alla semplificazione totale, e la destra è stata trasformata nel cane da guardia del sistema”.

“C’è bisogno invece – oggi più che mai – di una destra che apprezzi la diversità, che la riconosca. La destra che vince oggi è l’estrema destra che io definisco nazipopulista. Per questo scrivo, al contrario, un manifesto per un ‘buona destra’. Facendo ricorso al romanzo di Stevenson descrivo la dualità della destra italiana, e rivolgo un appello ai tanti elettori di centrodestra che non intendono arrendersi passivamente a Salvini. Metto a confronto la fazione della paura e dell’odio con una proposta politica laica, realista, autorevole ma non autoritaria, capace di raccogliere e affrontare le sfide della modernità”.

Per Filippo Rossi “la vera sfida politica è infatti quella di migliorare per prima cosa i politici. In Inghilterra sta succedendo qualcosa di grave, molto più grave che in Italia. Johnson è un Salvini inglese, ma la differenza è che lui è un professore universitario, ha scritto libri, ha un grande bagaglio culturale. Il nostro?”.

“A destra da una parte c’è il subconscio bestiale, l’istinto che fa leva sulla paura e sulle emozioni primordiali, i tratti distintivi della destra di Salvini che vince in questo tempo e che condanna violentemente la diversità. Dall’altro, una buona destra, capace di atti di eroismo e di bellezza, una destra che riscopre il valore delle élite e di una patria aperta e accogliente, una destra sana che non sia violenta, che riscopra la cultura e che rifiuti la retorica delle radici e la tirannia degli album di famiglia”.

A proposito dell’attuale situazione e del tema delle élite, Rossi spiega la sua visione: “La democrazia liberale deve prescindere dagli slogan e dai sondaggi. La democrazia deve avere la capacità, come abbiamo visto in questi giorni, di decidere a prescindere dal consenso piccolo piccolo di ogni giorno. Deve avere la forza di essere anche aristocratica, indipendentemente da quello che il popolo sembra chiedergli in quel momento”.

 

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