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L’Angela caduta: l’ultimo atto della Merkel, la donna che ha cambiato l’Europa. Una storia unica

S’è arresa anche lei alla fine allo scorrere del tempo, lei che sembrava eterna come certi personaggi dei romanzi. Angela Merkel ha annunciato di voler rinunciare alla presidenza della Cdu a dicembre e di essere pronta a ritirarsi dalla cancelleria al termine  del suo quarto mandato, nel 2021. La fine di un’avventura politica lunghissima, quella che l’ha trasformata da timida ricercatrice in donna più famosa e discussa d’Europa. Odiata, tanto, per aver incarnato nell’immaginario collettivo l’idea di un’Unione gelida e intransigente, dominata dai burocrati e più attenta ai conti che alle esigenze dei cittadini. Invidiata dai leader di tutti gli altri paesi. Votata sempre e comunque, al netto di qualche passo falso e delle recenti disavventure elettorali. E talmente celebre da aver dato vita addirittura a leggende metropolitane sul suo conto: una, nata in patria, la identificherebbe addirittura nella bambina tenuta in braccio da Hitler in una foto d’epoca (tutto falso, sia chiaro).

La famiglia di origini modeste, l’infanzia nel blocco est della Germania dove la vita non era semplicissima. Il cognome del primo marito, Merkel, rimasto invariato anche dopo la fine dell’amore e un nuovo matrimonio. Tutti la conoscevano così, d’altronde, perché cambiare? Una passione per la matematica usata dai suoi detrattori come sintomo della sua freddezza. Il dottorato in chimica quantistica dopo l’università, con la politica che pareva ancora lontana. E poi l’ingresso in scena, straripante, a 35 anni: dopo la riunificazione, Angela diventa in poco tempo il nuovo volto della CDU, il partito di centro e d’ispirazione religioso. Donna, protestante, proveniente dall’ex Ddr: elementi di rottura che fanno di lei una ventata di novità, un cavallo su cui puntare per cementificare e accrescere il consenso elettorale. Quando il suo mentore Helmut Kohl viene travolto dallo scandalo dei finanziamenti illeciti, è lei a prenderne il posto, con un un colpo di mano a metà tra il tradimento e l’assunzione di responsabilità.
Fatto sta che Angela prende un partito avviato verso una pericolosa crisi e lo porta al successo del 2005, diventando cancelliera. Un ruolo ricoperto ininterrottamente fino a oggi, mentre intorno a lei il mondo cambiava e la Merkel continuava a osservarlo dal suo scranno. Sopravvivendo con grande maestria anche alle peggiori tempeste, dalla crisi economica alle tensioni con la Grecia ribelle e sull’orlo del collasso economico. Mai sopra le righe, sempre discreta. E abilissima. Macchiavelliana, come l’hanno definita fuori e dentro i confini tedeschi. Pensare soltanto che, nonostante il suo orientamento di centrodestra, è riuscita a introdurre le nozze gay in Germania. Senza poi votarle, dicendosi a posto così con la coscienza e sicura che il provvedimento sarebbe passato lo stesso. “Un genio” sottolinearono all’epoca i quotidiani vicini alla CDU.

Preparata, intelligente, carismatica. Un esempio tutto al femminile, per gli amanti di Angela. Sotto la sua guida solida, la Germania si è consolidata nel ruolo di prima potenza continentale. A scapito degli altri paesi dell’Unione accusano i detrattori, secondo i quali è nell’austerità crudele e nell’aggressività sul fronte delle esportazioni che vanno ricercati gli ingredienti del suo successo. L’hanno accusata, in patria, di aver ridato fiato all’estrema destra con lo scarso impegno nella lotta al precariato e sul fronte della giustizia sociale. Lei è andata avanti per la sua strada fino a oggi, quando ha capito che era il momento di levare le tende, senza scenate. L’unica concessione al suo rigorose codice formale, stando ai ben informati, è per il calcio: tifosissima, ascolta di nascosto le partite alla radio anche durante importanti riunioni. Tifando l’Energie Cottbus, squadra che milita tristemente in terza divisione tedesca. Modesta fino in fondo, Angela.