Vai al contenuto

Da Garlasco a David Rossi, i casi che riaprono le ferite della giustizia italiana

Collage: accertamenti nella casa di Garlasco e ritratto di David Rossi
Garlasco e David Rossi: collage editoriale elaborato da immagini d’archivio.

Una perizia che mette in discussione una ricostruzione, nuovi accertamenti su reperti conservati per decenni, una famiglia che continua a chiedere risposte. Il passato torna al centro della cronaca giudiziaria italiana: da Garlasco alla morte di David Rossi, fino al delitto di via Poma e alla scomparsa di Emanuela Orlandi. Vicende diverse, accomunate da un’attenzione pubblica che il trascorrere degli anni non ha spento.

A ripercorrerle è un’analisi di Francesco Grignetti per La Stampa, ripresa da Dagospia. Il quadro richiede però una distinzione: ci sono delitti ancora senza un responsabile identificato e casi con condanne definitive, oggi affiancati da nuove indagini o contestati dalle difese. Metterli tutti sullo stesso piano rischia di confondere ciò che è accertato con ciò che deve ancora essere dimostrato.

David Rossi, le nuove valutazioni dei consulenti

La morte dell’ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena è tornata sotto i riflettori della commissione parlamentare d’inchiesta. Rossi morì nel 2013 dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio. La ricostruzione del suicidio, alla base delle precedenti archiviazioni, è stata a lungo contestata dai familiari.

Il 29 settembre 2026, riferisce ANSA, i consulenti Edoardo Genovese e Robbi Manghi hanno illustrato ai parlamentari una relazione psicologico-forense e medico-legale che non individua elementi a sostegno di un gesto suicidario. Sono conclusioni tecniche nell’ambito dell’inchiesta parlamentare: il loro peso sul piano penale dovrà essere valutato nelle sedi giudiziarie competenti.

Garlasco, nuove indagini e una condanna definitiva

Anche il delitto di Chiara Poggi attraversa una nuova fase. Il 28 settembre la Procura di Pavia ha notificato un ulteriore avviso di conclusione delle indagini ad Andrea Sempio, dopo gli accertamenti integrativi disposti nei mesi precedenti. Secondo la ricostruzione di ANSA, tra gli atti depositati figurano nuove consulenze sulle tracce esaminate dagli investigatori.

La difesa contesta la solidità dell’accusa. Sempio resta un indagato e la chiusura delle indagini non equivale a una dichiarazione di colpevolezza. Parallelamente, la condanna definitiva di Alberto Stasi rimane in vigore: le iniziative dei suoi legali per ottenerne la revisione costituiscono un percorso distinto dalla nuova inchiesta.

Via Poma, il tempo non ha risolto il delitto

Per Simonetta Cesaroni il problema è ancora l’assenza di un colpevole. La giovane fu uccisa il 7 agosto 1990 negli uffici di via Poma, a Roma. Il processo all’ex fidanzato Raniero Busco si è concluso con un’assoluzione definitiva, confermata dalla Cassazione nel 2014, come documentato da ANSA.

Le verifiche, tuttavia, sono proseguite. Nel luglio 2026 RaiNews ha riferito di confronti genetici riguardanti otto persone mai indagate prima, effettuati sui profili ricavati dai reperti. Un’attività investigativa che testimonia la prosecuzione della ricerca, senza rappresentare di per sé la soluzione del caso.

Orlandi e Borsellino, le domande ancora aperte

Nella rassegna trovano spazio anche Emanuela Orlandi, scomparsa a Roma nel 1983 quando aveva quindici anni, e gli interrogativi sui depistaggi legati alla strage di via D’Amelio. Per la scomparsa di Orlandi continua il lavoro della commissione parlamentare dedicata anche a Mirella Gregori. Sono vicende nelle quali documenti, testimonianze e ricostruzioni restano oggetto di confronto, mentre le famiglie chiedono chiarezza.

Il caso Erba e il confine tra dubbi e prove

Diversa la situazione della strage di Erba. Le condanne all’ergastolo di Rosa Bazzi e Olindo Romano sono definitive: nel marzo 2025 la Cassazione ha respinto il ricorso contro l’inammissibilità della richiesta di revisione, come risulta dalla sentenza pubblicata dalla Procura di Como. Il dibattito pubblico può continuare, ma non modifica da solo l’esito di un processo.

È questo il punto che attraversa tutte queste storie: riaprire una domanda può essere necessario, ma per cambiare una verità giudiziaria servono elementi verificabili. L’attenzione mediatica tiene accesa la memoria; l’accertamento delle responsabilità richiede prove.

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure