
Un nuovo documento investigativo dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano apre una nuova fase nel caso di Garlasco, mettendo in discussione l’alibi di Andrea Sempio e rivedendo criticamente la condanna definitiva di Alberto Stasi. Un’intercettazione ambientale, registrata senza che i soggetti fossero consapevoli, potrebbe cambiare il corso delle indagini.

Uno dei pilastri dell’alibi di Sempio era lo scontrino del parcheggio di Vigevano, che avrebbe attestato la sua assenza da Garlasco nella mattinata del 13 agosto 2007. Tuttavia, le analisi delle celle telefoniche lo collocavano già in loco, mentre le consulenze medico-legali hanno fissato l’orario della morte tra le 10:30 e le 12, rendendo inefficace la giustificazione basata su uno scontrino datato intorno alle 9.
La svolta arriva da un’intercettazione del 22 ottobre scorso, in cui Giuseppe Sempio, padre di Andrea, parla con la moglie Daniela Ferrari e afferma: “Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu!”. Questa frase, pronunciata in privato, implica che non sia stato Andrea a procurarsi il tagliando, bensì la madre, compromettendo così l’alibi che finora aveva retto l’impianto difensivo.
Oltre alla prima intercettazione in cui Sempio menzionava di aver visto un video riguardante Chiara e Alberto, nel rapporto emerge un secondo monologo registrato all’interno della sua auto. In questa occasione, Sempio dice: “Quando sono andato io il sangue c’era, Stasi ha evitato le macchie”. Questa affermazione suggerisce una conoscenza dettagliata della scena del crimine, contraddicendo la versione di chi nega qualsiasi coinvolgimento.

Il documento include anche appunti manoscritti da Sempio tra il 2019 e il 2021, che mostrano una costante preoccupazione per l’andamento giudiziario di Stasi. Note come “Molta ansia — 2 archiviazioni”, “Stasi ha chiesto la riapertura” e “mamma in panico per la cosa di Stasi” delineano un quadro di angoscia personale che gli inquirenti interpretano come segnale di un coinvolgimento emotivo profondo e non di semplice curiosità esterna.
La parte più critica dell’informativa riguarda la revisione delle prove alla base della condanna di Stasi nel 2015. I carabinieri definiscono le motivazioni processuali come “incomprensibili” e “paradossali”, sottolineando la difficoltà di ricostruire un quadro coerente e logico a partire dagli elementi disponibili.
Un esempio emblematico riguarda la bicicletta: la testimonianza ritenuta attendibile descrive una bici completamente diversa da quella sequestrata anni dopo. Inoltre, il ricorso allo scambio dei pedali è considerato dagli investigatori un atto illogico e incongruo, poco compatibile con un comportamento freddo e calcolatore, come quello attribuito a Stasi.
Il rapporto conclude con un’accusa esplicita: secondo i carabinieri, Stasi, con la possibile complicità più o meno consapevole di altri soggetti, avrebbe nascosto consapevolmente la bicicletta, e definisce questa tesi come appartenente a “personaggi fumettistici”, un’espressione insolita che evidenzia la distanza tra le vecchie e le nuove indagini.