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Garlasco, l’ex vice-capo dei Ris rompe il silenzio su Garofano: cosa si scopre

Il caso Garlasco torna a concentrarsi su un passaggio tecnico risalente al settembre 2007, mentre si chiudono le nuove indagini su Andrea Sempio. Al centro delle verifiche ci sono le analisi del Dna effettuate sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi: dopo un primo esito positivo, sarebbero emersi due test negativi. Un elemento che riporta l’attenzione sulle comunicazioni interne al Ris e sulla documentazione scientifica dell’epoca.

Le carte e le dichiarazioni raccolte nelle ultime settimane hanno riaperto questioni rimaste sullo sfondo per anni, nella complessa ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi. Gli accertamenti puntano ora a distinguere i dati disponibili, le modalità con cui furono prodotti e le informazioni confluite negli atti dell’inchiesta.

Tra i nodi più rilevanti figura la sequenza degli esami svolti il 19 e il 20 settembre 2007 sui pedali della bicicletta Umberto Dei. In particolare, l’attenzione riguarda i due risultati negativi successivi al primo test positivo e la loro mancata presenza nel fascicolo originario.

Una parte di questa ricostruzione emerge dalle dichiarazioni di Marco Pizzamiglio, allora vice-comandante del Ris di Parma, ascoltato dalla Procura di Pavia. Secondo quanto riportato da Fanpage, l’ex ufficiale ha spiegato che il comandante Luciano Garofano avrebbe potuto non essere stato informato delle contro-analisi negative eseguite sui pedali.

Il giorno del delitto, Pizzamiglio guidava il reparto poiché Garofano era in ferie. L’attività a Garlasco si collocò inoltre in un periodo segnato da un altro grave fatto di sangue nel Trevigiano e dalla ridotta disponibilità di personale, anche per la stagione estiva.

«Io ho deciso di recarmi a Garlasco in quanto il Comandante del Reparto Operativo di Pavia mi aveva garantito che si dovevano rilevare solo le impronte ed in quel momento non avevo biologi, ero l’unico biologo».

Pizzamiglio ha riferito che, una volta arrivato nell’abitazione di via Pascoli, il quadro apparve diverso da quello prospettato: la presenza di molto sangue impose di rinviare i rilievi biologici. In quella prima fase, furono eseguiti soprattutto accertamenti fotografici; le attività biologiche vennero effettuate nei giorni successivi.

L’ex vice-comandante ha precisato di non avere seguito direttamente le analisi genetiche successive, affidate al colonnello Marino e al colonnello Mattei. È in questo snodo che si inserisce il tema delle informazioni circolate all’interno del reparto.

Secondo la ricostruzione riferita alla Procura, le analisi sui pedali furono svolte dal dottor Marino. Dopo un primo risultato positivo, il 20 settembre 2007 vennero effettuati altri due test con esito negativo. Gli inquirenti stanno verificando perché questi dati non risultassero nel fascicolo originario.

Pizzamiglio ha dichiarato di non essere stato informato da Marino delle contro-analisi, escludendo tuttavia che ciò dovesse essere considerato necessariamente irregolare alla luce dei rispettivi ruoli. Gli ufficiali nominati consulenti della Procura, ha spiegato, non erano tenuti ad aggiornare il superiore sui risultati delle consulenze tecniche.

«Era una consulenza tecnica quindi io non mi sarei mai permesso di chiedere e lui non avrebbe avuto motivo di informarmi».

L’ex ufficiale ha aggiunto di essersi occupato del caso soltanto nella fase iniziale e di non aver avuto ulteriori riunioni con Garofano. Ha inoltre ricordato che Marino, nell’ambito dell’indagine su Chiara Poggi, non gli avrebbe chiesto confronti o pareri sull’interpretazione delle tracce.

Il punto, dunque, è definire con precisione chi fosse a conoscenza dei singoli passaggi analitici e in quale momento. Le verifiche sui cosiddetti Raw Data avrebbero infatti individuato risultati negativi sullo stesso materiale genetico da cui proveniva il precedente dato positivo.

Davanti ai pm, Pizzamiglio ha richiamato anche la presenza dei consulenti tecnici delle parti durante le attività investigative. A suo dire, nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi i consulenti erano normalmente presenti alle operazioni.

Nei documenti del 2007 risultano però anche sessioni alle quali alcuni consulenti non avrebbero potuto partecipare. Un verbale indicava, per esempio, l’assenza dell’avvocato Pieragostini, collaboratore del legale della famiglia Poggi, e del genetista Fabbri, consulente della difesa di Stasi, per alcune analisi previste il 18 settembre.

Resta quindi da ricostruire l’intera successione degli esami sulla bicicletta di Alberto Stasi e il contesto nel quale furono eseguiti. Garofano ha sostenuto pubblicamente che il profilo genetico di Chiara Poggi sui pedali fosse stato individuato e che gli accertamenti si fossero svolti in contraddittorio con i consulenti delle parti.

La testimonianza di Pizzamiglio aggiunge un ulteriore elemento al riesame delle attività del 2007. La nuova inchiesta prosegue sulla documentazione tecnica e sui dati che, secondo gli accertamenti più recenti, non sarebbero confluiti negli atti della condanna definitiva di Alberto Stasi.

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