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“Ecco cosa è successo davvero”. Per la prima volta Gentiloni racconta dell’infarto

Era da poco diventato presidente del consiglio dopo le dimissioni di Matteo Renzi. Paolo Gentiloni ritorna su uno dei momenti più drammatici della sua vita (non solo politica): quando accusò un infarto. “Ero a colloquio con Hollande, ma non dissi nulla…”. Gentiloni racconta a Un Giorno da Pecora alcuni aspetti meno noti della sua lunga carriera politica. A partire da quel principio di infarto, iniziato mentre era a colloquio con il presidente francese: “Mi feci visitare appena tornato a Roma”.

Nella lunga chiacchierata su Rai Radio1, Gentiloni ripercorre i suoi anni da liceale “con l’avversario” Maurizio Gasparri e le sue lunghe partite a tennis con colleghi e non. In trasmissione Giorgio Lauro e Geppi Cucciari hanno iniziato chiedendo all’ex presidente del Consiglio proprio di quell’infarto.

“Venivamo da settimane complicate – racconta – era passato solo un mese dalla mia nomina a premier, ero tranquillo, ma iniziai a sentirmi male, con una forte pressione sul petto, già mentre ero a colloquio con Hollande”. La reazione, però, fu molto composta. “I francesi tengono molto a questi pranzi con foie gras e formaggio, e io non mangiai nulla – rivela – non chiamai un medico perché pensai al ‘casino’ che poteva accadere, mi dissi di tenere duro perché non era nulla”.

Poi, una volta arrivato a Roma, si fiondò a farsi curare. “A Palazzo Chigi c’era una brava dottoressa che mi portò di corsa al Gemelli dove mi misero uno stent – racconta ancora – chiamammo un’ambulanza che si fermò in un cortile di un altro palazzo, io arrivai lì in macchina. Al Gemelli arrivai su di un lettino coperto da un lenzuolo, per non farmi riconoscere”.

Insomma, Gentiloni ha avuto un principio di infarto mentre si trovava in Francia. Il medico comunque gli disse di stare tranquillo. “Abbiamo quasi finito”, lo rassicurarono mentre lo stavano operando. “Io – rivela – guardavo dallo schermo”. Poi, gli consigliarono di prendersi riposo assoluto. Ma fecero un consiglio dei ministri appena due giorni dopo.

E, ovviamente, Gentiloni, non ha mai smesso di giocare a tennis con i suoi colleghi. In quelle settimane giocò spesso contro Ermete Realacci e Francesco Rutelli. Al suo fianco, nel doppio, c’era sempre Chicco Testa. “Era una specie di rito propiziatorio pre-elezioni, iniziato nel 1993”. Chissà che non si riproponga…

 

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