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L’ingegnere che ha sbagliato tutte le previsioni entra nel Cts. In quota Lega

Appena si è saputo della sua nomina, la comunità scientifica si è scatenata, dando vita a una vera e propria rivolta per la nomina in quota Lega di Alberto Gerli, appassionato di bridge, nel nuovo Comitato Tecnico Scientifico (Cts) dell’era Draghi. Autore di un presunto “modello predittivo” dell’andamento della pandemia, finora si è distinto per non aver azzeccato neanche una previsione. “Il lockdown non serve più a nulla”, esordì poco dopo l’inizio della prima zona rossa in Lombardia. Gerli sosteneva infatti che l’ondata di coronavirus sarebbe durata 40 giorni e che il suo andamento sarebbe dipeso unicamente da ciò che accade dopo i primi 17… (Continua dopo la foto)

Passati quelli – diceva l’ingegner Gerli – qualsiasi fossero le misure messe in campo, l’epidemia avrebbe fatto il suo corso. Ora, al di là purtroppo di quello che ci ha insegnato la cronaca, nessuno scienziato ha mai capito il perché di quei 17 giorni. Dal crollo delle positività in Lombardia a marzo, alla zona bianca in Veneto, Repubblica mette quindi in fila tutte le sue sviste, convintamente condivise sul suo canale YouTube Data & Tonic. La previsione sul lockdown è infatti soltanto una delle tantissime che ha sbagliato. (Continua dopo la foto)

A fine gennaio sosteneva che in Lombardia i positivi sarebbero passati da 1.700 al giorno a 350 a metà marzo (a metà marzo i casi sono 4.700), il primo febbraio vaticinava il Veneto in zona bianca. Gerli è molto apprezzato nelle pagine social che sostengono Matteo Salvini, dove è spesso citato come il “controcanto” al “catastrofismo” del vecchio Cts e del governo Conte. Il rinnovo del Comitato tecnico scientifico, ridotto a 12 membri, e con molte new entry scatena quindi altre polemiche. (Continua dopo la foto)

La presenza di Gerli, imprenditore padovano, laureato in ingegneria e fondatore di start up, nonché ex consigliere delegato di Confindustria Giovani di Padova, desta molto scalpore. L’ultimo esempio delle diverse analisi del suo “indice” che non hanno trovato riscontro nell’evoluzione della curva epidemica riguarda il Veneto: lo scorso 1 febbraio Gerli disse al Messaggero Veneto che la regione entro la fine del mese “quasi certamente entrerà nella zona bianca”. Non solo il Veneto non è mai diventato “bianco”, ma dal giallo del 28 febbraio è presto precipitato prima in arancione (8 marzo) e poi in zona rossa dallo scorso lunedì.

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